Secondigliano vuole l’indipendenza da Napoli: la provocazione nata sui social

La proposta è stata lanciata tramite i canali social, ma che sia solo una provocazione o qualcosa su cui realmente discutere bisogna ancora capirlo. Secondigliano chiede la “secessione” da Palazzo San Giacomo, vuole ritrovare la sua identità e autonomia. Nel 1926 partirono le annessioni fasciste a Napoli, che divenne la città più popolosa d’Italia, con quasi un milione di abitanti. Da allora, però, le periferie sono state sempre più abbandonate dai piani alti, e con l’avvento delle Municipalità, Secondigliano & Co. hanno perso ogni potere decisionale.

“Sto studiando da tempo la necessità di avviare una seria e non banale discussione per valutare il percorso (previsto dalla Costituzione italiana e tenendo conto delle sentenze della Corte Costituzionale,) per far ritornare Secondigliano Comune a sé – scrive Pasquale Esposito, consigliere municipale del Pd e fautore di questa “campagna” su Facebook -. La politica e le istituzioni attualmente non prendono in considerazione il processo di trasformazione nel contesto delle città metropolitane, in cui i Municipi potrebbero diventare unità territoriali autonome. Quindi è insufficiente continuare a rincorrere l’amministrazione centrale. Oggi l’unico modo per dare davvero una svolta e ritornare a discutere seriamente su come risollevare questo depresso quartiere, è ottenere l’indipendenza dal Comune di Napoli, per ritornare Comune, un grande Comune di quasi 47.000 abitanti”.

La questione sollevata da Esposito è politicamente difficile da attuare, anche se gode già di consensi, tanto che qualcuno sarebbe già pronto a una raccolta firme da presentare al Municipio. Di vero, sicuramente, c’è che nelle periferie di Napoli non c’è un piano di sviluppo degno di questo nome. Azioni sporadiche e apparizioni saltuarie del sindaco De Magistris non garantiscono un progresso tale da migliorare le condizioni di questi quartieri. Per Napoli si sta facendo tanto, e la sua immagine ne sta uscendo rafforzata (finalmente) anche al di fuori dei confini regionali, ma se consideriamo Napoli come un agglomerato di 31 frazioni, non possiamo giudicarne solo i salotti e le piazze principali.

Esposito conclude il suo post alludendo ai fondi che il Comune assegna alle Municipalità, evidentemente troppo pochi per fare la differenza. Differenza che invece potrebbe farsi con un proprio bilancio, una propria polizia locale, propri dipendenti e con le dovute risorse statali, altro che le poche migliaia di euro che ci gira oggi il Comune di Napoli”. 

Il sasso è stato buttato, e senza nascondere la mano: chissà cosa ne pensano dalle parti di Palazzo San Giacomo…

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