Meningite in Campania, i casi sono in aumento: “Ma non parliamo di epidemia”

La gente ha paura. Legge i giornali, ascolta il tg, incamera paure e notizie senza però avere chiaro il quadro della situazione. C’è davvero un’epidemia di meningite in Campania? La risposta è no. I casi sono in aumento rispetto al passato, è vero, ma questo non rappresenta, al momento, un motivo di allarme.

I dati dicono che, considerando il Cotugno, i casi di meningite sono passati da 64 nel 2015 a 87 nel 2016. 23 casi in più, un aumento percentuale di circa 36 punti. Non è poco, ma non è nemmeno sufficiente per giustificare la psicosi. La variabile che discrimina il pericolo di un’epidemia e un fenomeno semplicemente anomalo è la presenza o meno di un unico germe. Per dirla in soldoni: ci sarebbe da preoccuparsi se tutti i casi di meningite fossero causati dallo stesso batterio. “In Campania – assicura Maria Triassi (presidente della commissione regionale sui vaccini oltre che igienista e docente all’Università Federico II di Napoli) ai microfoni de Il Corriere del Mezzogiorno– questo non è avvenuto”.

Nel 2015, dei 64 pazienti ricoverati al Cotugno, 23 hanno contratto una forma di meningite legata alla presenza di streptococcus pneumoniae (forma scarsamente contagiosa), 15 sono finiti in ospedale per meningite meningococcica (la più contagiosa), 3 hanno contratto la meningite da haemophilus influenzae e in 23 la malattia è stata causata da altri germi.

Nel 2016, i pazienti ricoverati sono stati 86, di questi in 28 hanno contratto la meningite meningococcica, alzando così la percentuale rispetto all’anno precedente. Questo dato motiva la paura e l’ansia, e andrebbe studiato il perché dell’inversione tra le due forme della malattia. Comunque, “non è corretto parlare di allarme”, assicura nuovamente la Triassi.

Quindi, no alla psicosi e al panico, sì alla ricerca e allo studio di ogni variazione rispetto al passato.

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