Mattarella a Pietrarsa, i Neoborbonici: “Ricordi martiri e primati delle Due Sicilie!”

Domani il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà in visita al museo di Pietrarsa. Gennaro De Crescenzo, rappresentante del Movimento Neoborbonico, ha colto l’occasione per scrivere una lettera aperta alla massima carica dello Stato invitandolo a riflettere bene nel corso della visita. Lo scrittore racconta brevemente la storia del complesso industriale, dai primati alla sempre dimenticata strage degli operai per mano dei bersaglieri.

“Caro Presidente – esordisce – Mi permetto di inviarLe solo qualche suggerimento. Da Presidente della Repubblica italiana, da Siciliano e da meridionale, può ricordare agli italiani che quella che oggi è diventata un museo era la più grande fabbrica metalmeccanica d’Italia?”

“Che, prima del 1860, occupava 1050 operai mentre l’Ansaldo a Genova ne occupava 480 e la Fiat a Torino non era ancora nata? Gli può ricordare che, proprio su quei massi di pietra lavica sui quali oggi Lei sta camminando, nell’estate del 1863 c’erano i cadaveri di almeno sette operai napoletani massacrati dai bersaglieri solo perché difendevano il loro lavoro? Può fargli sapere che Aniello, Luigi e Domenico furono i primi martiri operai della storia non solo italiana?”

“Potrebbe ricordare a tutti che Pietrarsa era il cuore di una industrializzazione meridionale che vantava indici pari o superiori a quelli del resto d’Italia? Che nelle fabbriche del Regno delle Due Sicilie lavorava il doppio degli operai di tutta l’Italia messi insieme? Che Pietrarsa, da simbolo dei primati positivi (e non solo per quel treno della prima ferrovia che vi è esposto) diventò simbolo dello sviluppo bloccato o mancato nel Sud Italia aprendo questioni meridionali mai conosciute prima e ancora irrisolte e sempre più drammatiche?”

“Noi che amiamo Pietrarsa dopo averla conosciuta negli archivi del passato, la invitiamo ad utilizzare Pietrarsa, caro Presidente: la faccia diventare, oggi, non un altro semplice e nuovo museo, ma il simbolo di un nuovo e vero patto “nazionale”: un patto in cui ci sia finalmente spazio per verità storiche per troppo tempo dimenticate o cancellate, un patto in cui un Sud stanco di retorica e di rassegnazione, abbia gli stessi diritti, le stesse occasioni e le stesse speranze del resto dell’Italia. È un’occasione importante. Forse una delle ultime, se pensiamo ai nostri giovani e al futuro che li aspetta.”

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