Vito Esposito, il tripolino: un artista torrese venuto da lontano

«Una volta mi si avvicinò un giovane per chiedermi come si facesse un quadro e io gli risposi: “non lo so, però se mi dai dei colori e mi metto a dipingere può darsi che qualcosa ci esce…” ».

Se vi trovate dalle parti di via Sedivola, vi consigliamo di andarlo a trovare. Il suo laboratorio è ubicato sull’attico al quinto paino di un edificio al numero civico 33. Lui è un pittore libico il cui marchio di fabbrica è impresso su più di mille opere. Da queste parti è conosciuto anche come il Tripolino, ma il suo vero nome è un altro:

“Mi chiamo Vito Esposito e ho 82 anni. Sono nato in Libia (all’epoca colonia italiana), a Zuara. Venni a Torre del Greco perché dovemmo scappare dalla guerra. Ricordo ancora le parole di un ufficiale che ci disse: «Dovete andare via tutti quanti da qui, perché stanno arrivando i soldati americani». Sono momenti che restano impressi…”.

Un legame, quello con la cittadina torrese, scaturito non per caso:

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“Papà era originario di Bagnoli ma lavorava come costruttore navale tra la Libia e la Tunisia dove c’erano i cantieri. Mia madre invece era nativa di Torre che in quel periodo era un importante centro che offriva cordame e arnesi. Mi ci trasferii definitivamente nel ’44 quando avevo 9 anni. Prima di allora l’avevo vista si e no un paio di volte: quanto basta però per rimanerne incantato data la grandissima quantità di case che, ancora oggi, ne caratterizzano il paesaggio“.

L’amore verso l’arte scoccò invece in maniera improvvisa. Ma d’altronde le cose belle arrivano quando meno ce le si aspetti:

“C’era l’esigenza di dover imparare un mestiere. Mio zio voleva che io facessi il sarto ma era un tipo di occupazione che non mi garbava più di tanto. Fu così che mi iscrissi al Degni dove scoprii di avere il talento per dipingere. Iniziai ad appassionarmi. Successivamente, ho studiato a Napoli, presso l’Istituto d’Arte. Poi ho pensato, per sbarcare il lunario, di darmi all’insegnamento: ho fatto il professore per 40 anni. Una delle mie prime esperienze è stata in provincia di Benevento, a Cerreto Sannita: un luogo incantevole in cui era situato un istituto per la tessitura della stoffa dove ho lavorato per 5 anni disegnando progetti”.

Il suo percorso artistico non è tuttavia rimasto costante ma è mutato nel tempo:

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“Inizialmente dipingevo per passione. Poi, col passare degli anni, sono passato dall’essere un pittore tradizionale ad uno d’avanguardia. Difatti, a scuola insegnavo arte moderna e astratta. Con l’arte moderna noi in Campania potremmo raggiungere la fama: termine che però fa rima con fame…Un’opera d’arte rappresenta la testimonianza di un persona in un determinato periodo storico. La pittura che io faccio attualmente ha come fine ultimo quello di accontentare il cliente e di guadagnare perché ho comunque una famiglia da portare avanti. Quella che facevo prima però accontentava me: sono quindi maturato e ho capito che bisognava fare un discorso avanzato senza rimanere legato alla tradizione divenendo più attuale. Nonostante tutto però, io sono e resto figlio di un’altra epoca”.

Una personalità incontentabile che vuole sempre migliorarsi cercando il pelo nell’uovo:

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“Sono uno a cui piace abbozzare: dovete sapere che gli artisti, quelli veri, non portano mai a termine le loro opere perché c’è sempre l’impeto di inventare. Quando dipingo non sono cosciente di quello che faccio: sono come in un’altra dimensione”.

A proposito di dimensione, quella dell’attico in cui si trova ad operare è davvero modesta:

“Non vivo qua, anche se devo confessarti che è qui che mi sento realizzato: quando sto a casa non è la stessa cosa. Sono un pittore che produce continuamente. Non ho un quadro preferito: sono affezionato a tutte le mie opere”.

Per concludere, anche un piccolo pensiero riservato a tutti i migranti che ogni giorno rischiano la vita nella speranza di raggiungere nuove sponde dove avere maggiore fortuna:

“Ogni volta che io vedo questi poveracci nei barconi mi chiedo: “Ma questa è una cosa che ho fatto anch’io solo che a differenza loro sono stato più fortunato. Dovete sapere che queste barche partono proprio dalla mia città natale quindi so bene cosa significhi…”

Un grande uomo oltre che un grande artista.

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