Rapinatori milanesi emulavano Gomorra: si ispiravano ai boss della serie tv

Foto di repertorio

Che Gomorra fosse un fenomeno da emulazione era cosa già risaputa, ma che scavalcasse i confini napoletani è forse una novità. A Milano, infatti, è andata in scena una sorta di rivisitazione della celebre serie partenopea (purtroppo però era tutto reale), con tre giovani rapinatori che hanno realizzato i loro colpi seguendone le “linee guida”.

Sulle spalle dei 3 ragazzi (25, 26 e 28 anni) pendono accuse pesanti: 25 rapine in banche e negozi, tentato omicidio, sequestro di persona.

Tutti e tre sono nati nell’hinterland milanese ma non hanno resistito all’influenza del “brand” di Gomorra. Così andavano in giro facendo rapine e scimmiottando il napoletano, sulle orme del boss Savastano e degli altri protagonisti della serie.

Uno di loro si è fatto tatuare in testa “A capa mia non è bona”, un’identificazione da seguace del male, così come il gergo utilizzato nelle conversazioni con gli altri componenti, spesso permeato da modi dire camorristici (gli spari, ad esempio, venivano definiti “botti”).

Tutto questo, ovviamente, non è folklore, ma un pericoloso gioco di imitazione che potrebbe riaprire discorsi e polemiche sulla serie tv ispirata al best seller di Saviano.

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