Ma il Piano di Fuga del Vesuvio, in caso di eruzione, funzionerebbe davvero?

I cambi d'abito del Vesuvio

Dopo le scosse dello scorso Dicembre e delle varie scie sismiche tutt’ora avvertite dai cittadini di Napoli e Provincia, la psicosi del Vesuvio sembra aver raggiunto proporzioni sempre più vaste, eppure in un momento delicato come quello attuale forse sarebbe il caso di chiedersi se si tratti davvero di una semplice psicosi o magari di qualcosa di più! Perché un piano di fuga d’emergenza è vero, è previsto, ma nessuno riesce a dire con certezza se si tratti  o meno di un piano efficiente e funzionale vista la presenza di numerose falle e incongruenze che, secondo gli esperti, in caso di eruzione potrebbero costare la vita a circa 3 milioni di persone.

Ad approfondire la questione ci ha pensato il noto portale di informazione Fanpage.it con un servizio inchiesta che ha come titolo emblematico “Fuga dal Vesuvio”. Fuga ritenuta dagli esperti impossibile a causa di una lunga serie di carenze e criticità individuate proprio all’interno di quel piano d‘emergenza stilato dalla protezione civile, che dovrebbe invece salvare la vita a tutti i vesuviani.

L’intervista a Giuseppe Mastrolorenzo dell’Osservatorio Vesuviano parla chiaro, qualcosa in questo fantomatico piano di evacuazione proprio non funziona. A partire dalla città di Napoli esclusa quasi per intera dal piano di emergenza (ad eccezione di alcuni quartieri appartenenti alla zona orientale) esclusione che, secondo il ricercatore, può essere considerato uno scellerato atto di follia. Studi nemmeno troppo specifici hanno infatti portato alla luce all’altezza del Maschio Angioino (nel pieno centro di Napoli), uno spesso strato di ceneri risalenti ad un’eruzione di circa 4000 anni fa, a testimonianza di un coinvolgimento importante della città in caso di eruzione di grossa portata.

A parlare anche l’esponente dei Verdi Francesco Borrelli che, proprio parlando di quel piano, usa parole forti definendolo debole,   male organizzato e da deportazione, basato su impostazioni burocratiche e non logiche. C’è chi addirittura dice che questo piano, a conti fatti, manchi del tutto, vista l’assoluta precarietà che lo caratterizza.

A destare una certa sorpresa anche la mancata attuazione di una prova di evacuazione, necessaria in casi di ipotetica catastrofe.

Ma la Protezione Civile e le istituzioni locali si difendono proteggendo quel piano di emergenza a parer loro impeccabile. Il Sindaco di San Giorgio a Cremano Domenico Giordano parla di via di  fuga ben stabilite e soprattutto note a tutti i Vesuviani.

Ma anche in questo caso sembra farsi spazio nelle nostre coscienze un qualche dubbio. Una delle vie indicate all’interno del piano infatti, sarebbe la 268 conosciuta anche come la strada della morte a causa dei numerosi incidenti mortali avvenuti fin dalla sua costruzione ad oggi. Ma le perplessità non finiscono qui. Il giornalista Alessio Viscardi ha deciso di percorrere una delle strade indicate nel piano, precisamente via Benedetto Cozzolino (arteria che unisce numerosi paesi del vesuviano), al fine di cronometrare l’effettiva durata del viaggio in condizioni di normale viabilità. Circa 35 minuti di percorrenza in un contesto di assoluta normalità. In caso di reale emergenza, è realistico perciò supporre che ci siano tempi di percorrenza ben peggiori.

E allora com’è che ci dobbiamo comportare? Quali sono le nostre reali possibilità di salvataggio e quali strategie sarà possibile adottare. C’è chi di fronte alla parola Vesuvio continua a storcere il naso come se si trattasse di uno spauracchio usato dai media per mettere paura, creare allarmi e fare notizia. Eppure il Vesuvio c’è, e fa tanta paura e nella sua estrema pericolosità forse ognuno di noi dovrebbe avere il dovere di prendere coscienza del rischio che si corre a vivere alle pendici di un Vulcano e tenere bene a mente tutte le possibili strategie poste in essere per limitare i rischi e godere solo della bellezza e della fertilità di queste straordinarie terre.

 

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