Il Moscardino del Vesuvio: la piccola vittima innocente dell’uomo

L’incendio che ha devastato il Vesuvio ha divorato, fra le fiamme, più di 1.000 ettari di vegetazione. Quell’immenso verde era la casa di tantissime specie animali, molte delle quali ormai decimate dal fuoco e dalle esalazioni tossiche. Una di queste vittime è il moscardino. Chiamato anche nocciolino per la sua forma e le sua abitudini alimentari, il Muscardinus avellanarius è un piccolo roditore che popola i boschi di mezza Europa.

Come spiega anche il sito ufficiale del Parco Nazionale del Vesuvio, il nome moscardino gli deriva dal lieve odore di muschio che emana, una fragranza che acquisisce vivendo nel fitto del sottobosco. Come abbiamo detto, è ampiamente diffuso in tutta Europa tranne che nella penisola iberica, nelle parti settentrionali dell’Inghilterra, nella penisola scandinava ed in Sicilia. Vive sia in pianura che in montagna, ma predilige le grandi altezze e può vivere anche a 1.500 metri di altitudine.

Come suggerisce il nome scientifico si ciba prevalentemente di nocciole (“Avella” in latino significa “nocciola”), ma si accontenta volentieri di ghiande, lamponi, more ed altri piccoli frutti. Vederlo rompere i gusci in modo esperto e gustare soddisfatto l’agognato pasto è una scena particolarmente entusiasmante. Si riproduce in primavera e, d’estate, la femmina partorisce dai tre ai quattro cuccioli, tutti nudi e ciechi.

Non è stimato ancora quanti cuccioli siano stati divorati dalle fiamme, ma, ormai, l’habitat del moscardino è stato fatalmente compromesso dagli incendi: il muschio che ha regalato un nome al piccolo roditore è cenere, i piccoli frutti sono scomparsi, le tane riempite di fumo nero. Di questo è capace l’uomo, quando ignora la vita che lo circonda.

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