18 settembre, strage di Castelvolturno: quando la camorra si vestì da polizia

Il 18 settembre 2008, esattamente nove anni fa, in una sera di un giovedì qualunque, una strage di camorra indignò la popolazione campana. Il terribile evento di cui stiamo parlando è la strage di Castel Volturno anche conosciuta come strage di San Gennaro avvenuta all’interno della sartoria Ob Ob Exotic Fashion ubicata sulla statale Domiziana al km 43, compiuta con finalità di discriminazione e odio razziale, oltre che per incutere paura e terrore nella collettività.

Il massacro realizzato per mano del Clan dei Casalesi retto dall’allora boss latitante Giuseppe Setola, ha portato alla morte diverse vittime innocenti, precisamente sei giovani immigrati africani: Kwame Antwi Julius Francis, Affun Yeboa Eric, Christopher Adams, El Hadji Ababa e Samuel Kwako, Jeemes Alex. Solo uno il sopravvissuto, Joseph Ayimbora, che si finse morto all’interno dell’esercizio commerciale. Quest’ultimo, in seguito, si rivelò un testimone chiave nel processo, in particolar modo per la cattura degli autori dell’atto criminale.

Diverse le motivazioni che suscitarono lo sdegno dell’opinione pubblica, in primis l’inganno alle vittime dovuto al fatto che gli attentatori si presentano travestiti da poliziotti con tanto di pettorine e lampeggianti, minando così la fiducia della cittadinanza nello Stato e rendendo di conseguenza gli innocenti assassinati più vulnerabili.

In secondo luogo vi sono i terrificanti titoli di giornale diffusi dalla stampa locale e nazionale che attribuirono alle vittime l’etichetta di “soggetti legati alle attività criminali”, supponendo, fin dalle prime ore, un regolamento di conti tra spacciatori di colore e spacciatori italiani. Nulla di più sbagliato. Nessuna delle vittime era coinvolta in attività criminali, né alla camorra locale e nemmeno alla mafia nigeriana.

Questo errore mediatico scatenò l’ira degli africani che non solo si erano visti ammazzare i propri cari, ma che si erano anche sentiti chiamare “criminali”. Per questo, il giorno successivo alla strage, la comunità immigrata organizzò una protesta con atti vandalici e sovversivi contro la criminalità organizzata e contro le autorità stesse chiedendo giustizia per i loro connazionali.

Oggi, a distanza di nove anni, nei residenti del Comune è ancora vivo il ricordo di quel massacro, frutto di un odio indiscriminato e definito come una delle pagine più nere e violente della storia criminale italiana.

Fonte

Potrebbe anche interessarti

Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione anche di “terze parti” per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookies. Scopri di più