Dal Sud 85 miliardi al Nord, ma per la tv il Mezzogiorno è “una palla al piede”

Il referendum per l’autonomia di Lombardia e Veneto, previsto per il prossimo 22 ottobre, sta inasprendo e animando non solo i salotti politici ma anche quelli televisivi. Nell’ultima puntata di Quinta Colonna, programma condotto su Rete 4 da Paolo Del Debbio il lunedì, in prima serata, non si è parlato d’altro.

Dalla trasmissione, soprattutto nella sua prima ora di messa in onda, emergeva sostanzialmente questa domanda (se non addirittura affermazione): le Regioni del Nord sono vittime degli sperperi del Sud e del Governo centrale? Dagli studi Mediaset di Roma si è sollevata una inedita (per la storia) “questione settentrionale”, ben sostenuta dall’ospite leghista in studio, Roberto Marcato.

Come è possibile, ci chiediamo noi, immolare all’altare sacrificale il Nord dopo 160 anni e più di sproporzioni (per non dire furti) derivati da una volontà di affossamento del Sud da parte delle regioni settentrionali?

Il processo di unificazione risorgimentale e, soprattutto, le successive politiche in materia di industrializzazione e infrastrutturazione, hanno progressivamente impoverito il Sud a favore di un Nord che si è arricchito. Stragi, deportazione, emigrazione di massa: con l’Unità d’Italia si è assistito ad un saccheggio vero e proprio del Sud, perché di questo non si parla mai? Nessuno in studio ha ricordato che il Sud aveva una sua cultura industriale, per alcuni aspetti superiore a quella del Nord. Metallurgia, siderurgia, grandi poli tessili. Un’industria che al Nord, ai tempi dell’Unità d’Italia, ancora non c’era.

Nessuno ha palesato la vera questione italiana, che è la mai superata questione meridionale, sempre ignorata e invece il vero fulcro dei problemi nazionali. Per fortuna, in studio, nella trasmissione di Del Debbio, c’era anche Angelo Forgione, scrittore e attento conoscitore del divario Nord-Sud, che in pochi minuti ha provato a dare forma e sostanza al paradosso di cui si stava discutendo, evidenziando che “il Sud non è affatto palla al piede ma colonia”, un porto di cultura, progresso e ricchezza spremuto fino all’ultima goccia.

In un lungo post su Facebook, Forgione ha spiegato nel dettaglio la questione che, per limiti di tempo, non è riuscito a snocciolare completamente negli studi di Rete 4: “Il confronto più serrato è stato proprio col leghista Marcato, tra trasferimenti statali del #Nord al #Sud e flussi economici dal Sud al Nord. Indigesto per il Settentrione produttivo dover accettare la dipendenza dal Sud consumista […]. Il residuo fiscale di #Lombardia, #Veneto, #EmiliaRomagna e, in parte, #Piemonte, regioni che finanziano il resto del Paese per effetto della ridistribuzione dei trasferimenti statali, dall’area più ricca a quella più povera, è quantificato in circa 50 miliardi di euro annui dal sociologo Luca Ricolfi. […] Più considerevoli sono i 63 miliardi di euro (su 72 di spesa complessiva), sempre su base annua, che i meridionali versano per acquisti di beni e servizi settentrionali, pari a un terzo dell’intera produzione della parte industrializzata d’Italia”.

A questi 63 miliardi, sostiene Forgione, si aggiungono altri 2 miliardi di spesa per la “migrazione sanitaria” dei meridionali che vanno a farsi curare in Alta Italia e altri 20 miliardi annui di investimenti che il Sud fa sui suoi studenti prima di perderli a favore del Nord.

“Il totale farebbe 85 miliardi – scrive Forgione – senza considerare la spesa pubblica corrente (stipendi, pensioni, sanità) e la spesa in conto capitale (investimenti e opere pubbliche), superiore al Nord”.

50 miliardi del Nord, contro 85 miliardi del Sud, uno scenario decisamente diverso da quello presentato dai vari ospiti di Del Debbio.

Il Nord ancora una volta vuole arricchirsi a scapito del Sud, senza però ricordare che può farlo proprio grazie al Sud!

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