MESSAGGIO POLITICO ELETTORALE

La storia di Totò Riina: da ladro di bestiame a “capo dei capi”

Oggi 17 Novembre 2017 è morto Salvatore Riina detto Totò u Curtu. È stato uno dei mafiosi più sanguinari di metà novecento, uno dei volti più ricercati dalle forze dell’ordine. Latitante per quasi 20 anni. è difficile pensare che un uomo possa essere capace di commettere atti così crudeli, eppure nelle associazioni mafiose i mostri nascono continuamente.

Nel caso di Salvatore Riina è difficile immaginarlo ragazzo, figlio di semplici contadini. È nato a Corleone il 16 novembre 1930. Aveva altri due fratelli, ma sfortunatamente perderà il padre ed il fratello minore di sette anni nel tentativo di estrarre della polvere da sparo da una bomba inesplosa che avevano trovato nelle campagne.

L’incontro con Luciano Leggio gli cambia per sempre la vita. È qui che “Totò u Curtu” viene iniziato alla mafia. Leggio ha ben presente quale sarà il suo futuro. Vuole affermarsi come capo assoluto della mafia e inizialmente insieme a Riina si occupa di furti di grano e bestiame; è in questi anni che viene arrestato per la prima volta. A diciannove anni viene condannato ad una pena di 12 anni con l’accusa di aver assassinato durante una rissa Domenico Di Matteo. Di quei 12 anni però ne sconterà solo una parte, perché verrà scarcerato nel 1956.

Uscito dall’Ucciardone di Palermo, Riina ritorna al fianco di Leggio. E Leggio ha ancora intensione di affermarsi come leader assoluto della mafia, vuole eliminare tutti i suoi nemici e comincia da Michele Navarro. La furia sanguinaria si estenderà anche al suo clan che verrà definitivamente eliminato nel 1963. Nello stesso anno Riina, oramai braccio destro di Leggio viene fermato dalle forze dell’ordine perché in possesso di carta d’identità rubata e pistola.  Ritornerà così in carcere all’Ucciardone, ma ne uscirà assolto solo sei anni dopo, nel 1969, per mancanza di prove concrete.

La strage di Capaci, dove morì Giovanni Falcone

Riina andrà a Bitonto con Leggio. Intanto il tribunale di Palermo emette loro un’ordinanza di custodia precauzionale. L’impulso di ritornare a Corleone, nel suo paese, è forte e Riina appena tornato a casa viene arrestato e condannato al soggiorno obbligatorio, ma una volta fuori e in possesso del foglio di via obbligatorio Riina non raggiungerà mai la destinazione, ma resterà in patria dando così inizio alla sua lunga latitanza.

È da latitante che comincerà ad eliminare i suoi nemici. Strategicamente sceglie con cura chi eliminare. Si susseguono una serie di omicidi e rapimenti , sono anni di puro terrore: ha ucciso Pietro Scaglione, Luigi Corleo, Giuseppe di Cristina, Giuseppe Calderone, Giuseppe Panno, la lista è lunga. Riina è inarrestabile ed insaziabile di potere, la sua scalata al potere conta più di 200 omicidi commessi con l’appoggio del suo clan ed innumerevoli rapimenti a scopo estorsivo. Riina ha anche intensione di espandersi e non fermarsi solo alla Sicilia, ma da latitante riuscirà anche a stringere alleanze con camorra e ‘ndrangheta.

Il nome di Totò Riina però è famoso anche per aver stretto alleanze mafiose con le alte sfere della politica; attraverso il referente Vito Ciancimino collabora con Andreotti e Salvo Lima. Comincia così un’altra serie di omicidi volti ad eliminare sistematicamente esponenti principali della politica come Michele Reina, Piersanti Mattarella, Pio La Torre. Sono gli anni della “seconda guerra di Mafia”, gli anni Ottanta di sangue, dove Riina uccide sistematicamente i suoi fedeli collaboratori Stefano Bontande e Totuccio Inzerillo vendicandosi anche sui suoi parenti che fuggono negli Stati Uniti.

Ma la ferocia del boss spaventa e infatti nel maxiprocesso di Palermo Riina viene condannato all’ergastolo e viene inchiodato dalle confessioni del pentito Tommaso Buscetta.

Ma Riina si vendica uccidendone i parenti. Ed è qui che comincia la sua guerra contro lo stato. Il maxiprocesso lo condanna, tra i tanti a subirne le conseguenze furono proprio coloro che aprirono il vaso di Pandora, Falcone e Borsellino. Il boss si sente tradito dalle sfere politiche che lo hanno usato in precedenza per i propri scopi.

Dopo la morte di Salvo Lima e dei Giudici Falcone e Borsellino, il 15 gennaio 1993 dopo 24 anni di latitanza viene arrestato dalle forze dell’ordine poco lontano da casa. 

Si contano più di 100 morti e Riina è condannato a 26 ergastoli, era imputato in altri processi in corso.

Nel 2012 viene poi processato per la trattativa Stato-mafia dove ha probabilmente avuto un ruolo iniziale. Con la sua morte Riina porta con se ancora tanti punti irrisolti. Ma una cosa è certa, davanti allo stato non si è mai pentito di tutte le sue stragi, non si è mai sentito colpevole, ma ha sempre ritenuto responsabile lo Stato.

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