Spartaco, gladiatore ribelle e simbolo della lotta alla schiavitù

Da Spartacus, serie tv statunitense

La storia di Spartaco ha segnato per sempre quella di Roma, da semplice ed anonimo schiavo della Tracia egli si elevò a generale. La sua figura leggendaria lo ha consacrato ad eroe del mondo antico, un combattente per la libertà (è quasi certo che il motivo della rivolta fosse dato dalle umilianti condizioni cui erano costretti gli schiavi al tempo) e simbolo di speranza per i più deboli.

Siamo nel I secolo a.C., la Repubblica Romana è da poco diventata un principato, scatenando una guerra civile che si è conclusa con la così detta “dittatura sillana”. L’ormai eclissata repubblica è in crisi, e uno dei pochi momenti di serenità si ritrovano nei così detti “giochi” dei gladiatori, dove schiavi e prigionieri di guerra, debitamente addestrati, vengono fatti combattere per il divertimento del popolo. E’ proprio in una delle ‘scuole’ di gladiatori (in particolare, quella di Capua, al tempo la seconda città dopo Roma) che un manipolo consistente di schiavi decise di armarsi, e fuggire dal giogo cui erano sottoposti.

L’ultima battaglia di Spartaco, Hermann Vogel

I gladiatori si posero sotto la guida di due schiavi gallici, Crixus ed Enomao, e un Trace (proveniente dalla Tracia, grossomodo assimilabile all’odierna Bulgaria, sebbene le sue origini siano incerte) di nome Spartaco.

Il gruppo riuscì a sconfiggere parte della guarnigione di Capua, e, recuperati gli equipaggiamenti, si mosse verso il Vesuvio, dove iniziò a raccogliere proseliti. A Roma la notizia venne sottovalutata, e ad affrontare la minaccia furono mandati tre diversi pretori, che fallirono nel tentativo di sedare la rivolta alla radice.

Le numerose vittorie pose il gruppo di rivoltosi in una posizione di supremazia in Campania, dove riuscirono a raccogliere un esercito forte, secondo alcune fonti, di oltre settantamila unità. Accampati nei pressi dell’odierna Nola, i ribelli si divisero in due gruppi, uno capeggiato da Crixus, che voleva rimanere in Sud Italia, e un altro sotto il diretto comando di Spartaco, che pianificava – secondo alcuni scritti – una fuga oltre le Alpi. La divisione indebolì l’entità della ribellione, e il Senato Romano, percepita l’entità della minaccia, pose sotto la guida di Crasso (lo stesso che diversi anni dopo formerà il primo triumvirato) un esercito ben armato. Crasso iniziò ad inseguire l’esercito di Spartaco, che nel frattempo si muoveva verso le Alpi, sconfiggendo il trace durante una serie di battaglie, che lo costrinsero ad una rovinosa ritirata verso la Calabria.

L’ultima e decisiva battaglia si concluse proprio in Calabria, dove Spartaco, falliti i suoi tentativi di negoziare, si decise ad ingaggiare una sanguinosa battaglia contro le forze romane, che schiacciarono i ribelli.

Spartaco, statua di Denis Foyatier

Delle tre rivolte servili (due si consumarono diversi anni prima in Sicilia, ma furono meno incisive) quella di Spartaco fu certamente la più dura per i Romani, cui società fu fortemente scossa dall’evento. Spartaco è rimasta una figura eroica, a tratti mistica, celebrata più volte, romanzata da libri e film (da citare, “Spartacus”, di Stanley Kubrick) e ricorrente nella cultura generale. E’ stato per anni simbolo di eroismo proletario, indipendentemente da quali fossero le sue reali intenzioni (di lui abbiamo esclusivamente fonti storiche romane, mentre non ci sono testimonianze dirette della vicenda) il suo gesto di ribellione all’autorità, di lotta per la libertà (alcuni storici credono che Spartaco volesse marciare su Roma per costringere la Repubblica ad abolire la schiavitù), ha lasciato un marchio indelebile nella storia della nostra società.

Fonti

– Antonio Guarino, Spartaco: analisi di un mito, Liguori, Napoli, 1979.

– Aldo Schiavone, Spartaco. Le armi e l’uomo, Einaudi, Torino 2011

– Le vicende della terza guerra servile sono raccontate dagli storici romani Appiano e Plutarco

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