Napoli-Atalanta, striscione di Lombroso: “inventò” il razzismo contro i meridionali

Ieri Napoli-Atalanta non è andata, per niente, come ci si aspettava. Il primo tempo promettente degli azzurri, si è tramutato in beffa nel secondo, insaccando due goal, a causa di due scivoloni, nel vero senso della parola, di Mario Rui e Chiriches, disattendendo le dovute marcature. Inutile e vano il goal di testa di Mertens, che è ritornato al segno, dopo un lungo digiuno, in una disfatta.

Perchè il Napoli è fuori dalla Coppa Italia. E un’altra Coppa, dopo quella della grandi orecchie, è andata! Arrivederci all’anno prossimo.

Ma a parte il calcio e il gioco, ritorniamo a parlare, con un’insana e orribile consuetudine, di quello che avviene fuori dal terreno di gioco, di quello che è il lato marcio e offensivo del calcio. E questa volta, i tifosi bergamaschi presenti al San Paolo ieri, si sono resi protagonisti di un coro muto, di un gesto silente ma fragorosamente offensivo. Ieri, infatti, durante i regolari minuti di gioco è sbucato, uno striscione che raffigurava il mezzo busto di Lombroso.

Ma chi era questo Lombroso? Cesare Lombroso era un medico e un antropologo vissuto a cavallo tra il 19esimo e 20esimo secolo. Le sue teorie avevano in seno tutta la discriminazione sociale e il pregiudizio più becero, in quanto sosteneva l’esistenze di un concetto estraneo a ogni tipo di raziocino e logica, e cioè quello di “criminale per nascita”. E avvalorandosi degli studi di fisiognomica, partorì l’idea che i meridionali erano geneticamente nati per delinquere, e per tale ragione, all’alba dell’unificazione italiana, questa razza meritava di essere massacrata per il bene nazionale. In realtà dietro a queste teorie assurde, si celava la volontà di voler giustificare il massacro di tutti coloro appartenenti al brigantaggio, un movimento di ribellione concentratosi al Sud, che dietro alle valutazioni superficiali e pilotate da una politica corrotta, volta a condannarlo come un movimento violento e cruento, in realtà nascondeva la volontà di un popolo martoriato che si opponeva a delle misure amministrati durissime, che lo avrebbe ridotto, più di quanto già non fosse, in povertà. E negli anni posto-unificazione, solo attraverso atti violenti ed eclatanti era possibile attirare l’attenzione di una politica…messa all’ingrasso!

Questa meschinità non è passata inosservata al Movimento Neoborbonico che ha chiesto l’intervento della Federcalcio, sollecitando anche Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza (ECRI) presso il Consiglio d’Europa.

Insomma gli anni passano e lo sviluppo va avanti. Ma la mediocrità resta. L’ignoranza vige sovrana nel mondo del calcio. Sono stati inutili tutte le campagne anti-razzismo e anti-discriminazione nel calcio e negli stadi, perchè ci sarà sempre un gruppo di pseudo-tifosi, che come in questo caso, in modo originale, troverà sempre il modo per offendere l’onore e l’orgoglio di un popolo!

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