Allarme in Campania: prima regione d’Italia per uso di antibiotici

La Campania insieme alla Sicilia e alla Calabria, sono le regioni che maggiormente consumano antibiotici con livelli doppi rispetto al Nord Italia. Secondo i dati dell’ultimo rapporto Osmed-Aifa del 2016, in Campania si è registrata la più elevata spesa farmaceutica con 216,6 euro pro capite, mentre Bolzano, l’Emilia-Romagna e la Toscana hanno registrato una spesa rispettivamente di 128,7 euro, 132,2 euro e 141,6 euro.

Si passa si passa dai valori minimi di Bolzano (16 dosi definite giornaliere per 1.000 abitanti) e Friuli Venezia Giulia (19 Ddd ogni mille abitanti) ai consumi doppi della Campania (40 dosi definite giornaliere ogni 1000 abitanti) dove, sempre nel 2016, sono stati quasi 50 mila i casi di infezioni da batteri antibiotico-resistenti rilevati dai 20 laboratori aderenti al Sistema regionale di sorveglianza dell’antibiotico resistenza.

Le regioni in cui è stata osservata la spesa pro capite più elevata per i farmaci acquistati presso le strutture sanitarie pubbliche sono state la Campania (240,6 euro), la Sardegna (233,2 euro) e la Toscana (231,0 euro), mentre le regioni del Nord mantengono sempre livelli bassi come la Valle d’Aosta (145,3 euro), la provincia Autonoma di Trento (151,2 euro) e il Friuli Venezia Giulia (164,5 euro).

Tutto ciò si traduce in una resistenza agli antibiotici. In Campania, infatti, nel 2016 si sono registrati 50 mila casi di infezioni da batteri antibiotico-resistenti. Secondo quanto è emerso dall’incontro pubblico di “Donne che sanno”, sulla resistenza agli antibiotici, circa la metà dei casi si è concentrata nei soli reparti di terapia intensiva (20,60% dei casi), medicina (15,33%) e chirurgia (14,20%).

I batteri più resistenti ai farmaci sono nove: l’Escherichia coli (causa di infezioni del tratto urinario e setticemie); la Klebsiella pneumoniae (polmoniti e setticemie); lo Staphylococcus aureus (infetta le ferite e può trasmettersi al sangue). E poi ancora alcune specie di batteri enterococchi all’origine di diarrea e infezioni trasmesse dal cibo.

Durante l’incontro, promosso da Fondo Mario e Paola Condorelli e L’Altra Napoli con il patrocinio di Regione e Comune, si sono confrontati i massimi esperti del settore: Antonio Limone, Direttore Generale Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno; Francesco Rossi, Professore ordinario Farmacologia Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli (già Presidente della Società Italiana di Farmacologia); Giuseppe Caruso, responsabile Area Ricerca di Farmindustria; Carlo Tascini, Direttore della Prima Divisione di Malattie Infettive a indirizzo Neurologico dell’Ospedale Cotugno di Napoli. A condurre il dibattito, il giornalista scientifico Mario Pappagallo.

“In Campania – ha affermato Tascini – si registra una antibiotico-resistenza pari al 43%, un dato da mettere al confronto con la Francia dove questa resistenza è al 5%. Anche nella nostra regione sono urgenti misure atte a contenere la diffusione della resistenza: uso prudente degli antibiotici, programmi di gestione antimicrobica, incremento delle vaccinazioni e riduzioni delle profilassi antibiotiche inutili”.

Caruso: “Le imprese del farmaco sono in prima linea nella lotta contro l’antibiotico-resistenza. Una battaglia che non si vince da soli ma con un fronte comune internazionale. Farmindustria ha promosso alcune proposte concrete, partendo da un dato: attualmente sono 919 gli studi clinici sugli antibiotici in tutto il mondo, dei quali il 25% è già stato autorizzato all’uso. In Italia dal 2014 al 2016 le prove sperimentali su nuovi antibiotici, sono raddoppiate, da 18 a 47”.

Potrebbe anche interessarti