Napoli, festini hard e sesso gay con preti: l’ex escort convocato in Curia

Dopo la consegna del dossier sui presunti casi di omosessualità nella Chiesa, l’accusatore, l’ex escort Francesco Mangiacapra, è stato convocato dalla Curia di Napoli per alcune prime delucidazioni sul faldone da 1200 pagine.

Dopo l’incontro da Largo Donnaregina è uscito un comunicato per spiegare l’oggetto dell’incontro e le decisioni prese in merito. Per quanto riguarda sul da farsi, il card. Sepe ha deciso che tutti i dati saranno trasmessi alle autorità ecclesiastiche competenti del Vaticano e alle diocesi coinvolte, precisando che: “Al di là della competenza e al di là del fatto che, nel documento sbobinato e stampato, lasciato e sottoscritto dall’autore, non figurano nomi riconducibili alla Diocesi di Napoli, resta la gravità dei casi denunciati per i quali, qualora accertati, coloro che hanno sbagliato devono pagare e devono essere aiutati a pentirsi per il male fatto”.

Nel comunicato è stato inoltre riportato che a Mangiacapra è stato chiesto lo stesso materiale già fornito, ma in formato diverso, “un file con lo stesso materiale, ma disposto in maniera più ordinata”, precisa la Curia.

Sono state rese note alcune dichiarazioni rilasciate dall’ex escort al cancelliere della Curia partenopea, mons. Ortaglio. “L’unico elenco di nomi che io fornisco è quello di stamattina, corredato da ciò che ritengo essere delle prove. Su internet e WhatsApp -ha precisato Mangiacapra- circola un file denominato preti Salerno 1, in cui sono elencati una serie di nomi di preti che si imputano come gay. Non sono stato io a redigere questo elenco che circola, sebbene risulti firmato a mio nome. Inoltre dichiaro che l’elenco numerico dei nomi diffuso da alcuni organi di stampa sia impreciso, perché ai nomi che effettivamente segnalo in questa sede con relativi allegati vengono ingiustamente aggiunti nomi di altri preti a loro volta menzionati nelle conversazioni allegate“.

Questo mio file -ha continuato- contiene 34 sacerdoti e 6 seminaristi. Preciso che non riscontro nel materiale consegnato casi di pedofilia né alcun profilo di condotta penalmente rilevante: si tratta di peccati, non di reati”.

Infine l’autore del dossier ha dichiarato il perchè della consegna diretta alla diocesi di Napoli: “Innanzi tutto perché risiedo a Napoli, e questa è la Curia per me più facilmente raggiungibile, in secondo luogo per la presenza di Padre Ortaglio, che ho avuto modo di conoscere ed apprezzare”.

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