Incontro con Pietra Montecorvino, storie di musica e “femmine veraci”

Nel primo giorno di sole che ha accompagnato questo anomalo marzo nel suo dissuadente clima d’inverno incontriamo Pietra, non poteva che essere così per lei, vera anima “focosa” di un sud costantemente dentro.

Pietra Montecorvino, che si prepara a calcare il palco dello storico teatro Sannazzaro, quello dei Cafè Chantat e di Luisa Conte per intenderci, per un concerto evento il prossimo 11 Aprile, è una di quelle belle realtà restia alle incursioni del tempo e ai suoi compromessi, instancabilmente verace nel suo essere donna e artista e intrinseca nella cultura popolare e multietnica partenopea.

Voce soave e graffiante, sicuramente unica nel suo genere, protagonista indiscussa di almeno trent’anni di carriera, anni caparbi e sinceri che hanno portato a riconoscimenti come la targa Tenco per l’interpretazione o a partecipazioni al festival di Sanremo accompagnando illustri mentori come Peppino Di Capri o Eugenio Bennato (compagno anche nella vita) o a presenze cinematografiche come in “F.F.S.S” di Renzo Arbore o al film musical “Passione” diretto da John Turturro. L’abbiamo incontrata ed è stata una chiacchierata a tutto tondo.

-Partendo dal tuo brano “Sud” , brano in cui si ostentano tradizioni, simbologie, anche esorcizzando quelli che sono i luoghi comuni, credi che oggi esista ancora una questione meridionale a livello italiano o ti riferivi ad un “Sud del mondo” quindi a quell’aspetto più esotico e folkloristico rispetto ad un generico Nord?

-“Sicuramente c’è stata una crescita in generale, il Sud ha preso una bella posizione, si è allargato, “è trasuto ‘e sicco e s’è miso ‘e chiatto” (ridendo). C’è anche tanta arte che viene dal Sud che è stata anche espropriata è questo si è fatto sentire, sicuramente lo stile di vita è ancora diverso dal Nord, tutto è più focoso qui, nonostante sia stata su anche per dei concerti, e sono stata benissimo, ma dopo l’esibizione ti accorgi di un approccio diverso, qui c’è più coinvolgimento, poi qui ci sono anche dei ritmi diversi a livello lavorativo e non solo, anche le città non sono vissute pienamente come da noi forse anche per questioni climatiche. Noi siamo privilegiati, anche in termini climatici e paesaggistici, siamo fortunati ad essere napoletani.”

– Ci accorgiamo che Napoli in passato ha vissuto un periodo di forte combustione artistica tra la forma canzone e la forma visiva, interpreti come Nino D’Angelo, Mario Merola nella loro forma “melodrammatica” o Renato Carosone e via discorrendo, oggi gli scenari sono un po’ cambiati, secondo te è dovuto alla mancanza di certi interpreti irripetibili o a un presente che acquisisce una connotazione più pop su tutto?

-“Domanda difficile(ride) sicuramente sì, ci sono degli artisti irripetibili, ognuno è a sé, se uno è grande è grande e non ci sono simili, almeno nel proprio, compresa anche la gente più comune nel proprio ruolo. Nell’arte i tempi sono sicuramente cambiati, tutto è più commerciale, tutto è più facile, non occorre un certo passato, si può diventare famosi all’improvviso, l’ausilio di internet nell’ascolto, oggi la musica è più un lusso, prima era qualcosa di più popolare. Nonostante ciò mi schiero comunque dalla parte del progresso tecnologico e per quello che riserva il futuro, quantomeno oggi l’informazione è qualcosa alla portata di tutti, andando a debellare la piaga peggiore che è l’ignoranza.

– Pietra un tuo commento su una Napoli applaudita e vincente sul versante cinematografico, vedi i successi al David di Donatello mentre l’altro versante, quello musicale che meno attecchisce a livello nazional popolare, vedi Sanremo con il duo Avitabile-Servillo e un risultato leggermente deludente.

-“Purtroppo spesso Napoli è venduta in quanto prodotto e questo fa venire fuori non gli artisti ma i prodotti, i movimenti, i programmi e i progetti da portare avanti. Questo tiene nascosta la Napoli che lavora e fa sacrifici, questo però fino ad un certo punto, l’energia la tieni a bada fino a che non esplode, penso che a breve ci potrà essere una grande esplosione di verità, ci si potrà liberare anche da un certo mercato e sentirci più liberi, l’arte non finisce mai, dobbiamo difendere le cose belle che abbiamo. Cito “ogni uomo uccide ciò che ama”, che è anche una bellissima canzone e anche noi napoletani ogni tanto uccidiamo ciò che amiamo, però abbiamo tanta ricchezza e quindi sempre viva la nostra città.”

– Passando a te, ricordiamo il disco-celebrazione “Pietra a metà”, come quindi Pino Daniele ha influito sulla tua persona e sulla tua formazione artistica.

-“Io ho iniziato cantando le sue canzoni, anche quando feci il provino con Renzo Arbore per il film “F.F.S.S.” cantai le sue canzoni e mi scelsero, lui è un grandissimo e mi ha dato tanto, diventai consapevole della mia voce e dei miei mezzi cantando appunto i suoi brani. Ma anche guardando “Ricomincio da tre” con Troisi mi resi conto che potevo anche fare l’attrice, mi dava l’impressione di una persona normalissima e invece è stato illuminante, ha dato vita ad un cinema nuovo”.

-Tornando invece alla stretta attualità, tu che ti sei tanto spesa anche in prima persona, attraverso canzoni, filmati etc sul tema del femminicio, la tua posizione al riguardo è la stessa, si è addirittura rafforzata?

-“Sì, si è rafforzata, voglio essere impegnata in prima linea contro questo fenomeno, sto preparando una canzone con un video che rivelo in anteprima si chiama “Rosa senza terra” che spero possa aiutare a veicolare nuovamente il messaggio.”

– Sappiamo che ami anche dipingere, qual è secondo te la differenza nell’espressione artistica visiva legata alla pittura e quella invece sonora legata alla musica?

-“Quando dipingi non hai un pubblico quando suoni invece sì, questa è sicuramente la prima differenza. La prima è una forma d’arte nel silenzio, accade tutto dentro di te quando invece canti automaticamente distribuisci quello che stai facendo, dividi il tuo spirito con il tuo pubblico, nella pittura avviene invece nel momento in cui osservi il quadro fatto, nella musica è tutto più estemporaneo, nell’arte visiva l’emozione è più personale nei live, ad esempio, ti emozioni insieme con l’artista, due forme diverse di emozione, d’altronde come il cinema, l’arte in generale è qualcosa di importante, l’arte può anche avere la forza di fermare un assassinio, può tanto, collegata qualcosa di magico e di oltre“.

– Rispetto invece all’ultimo disco “Colpa mia” ero curioso sia in merito alla sperimentazione sonora, un viaggio che ha tante sfaccettature moderne e tradizionali, le collaborazioni e anche la provocazione della copertina ( Pietra è nuda a mezzo busto con il nome dell’album che censura il seno).

-“Si in effetti è una provocazione, volevo far guardare questa copertina censurandola appositamente evitando lo facessero altri, mostrandomi per quella che sono, in un mio primo piano senza però rinunciare al contenuto dove la musica non conosce certe censure e quindi puoi arrivare attraverso essa. Ed è “colpa mia” quindi lo dico anche il disco, mi assumo una responsabilità.

La notizia che voglio dare – conclude – è che sto lavorando nel nuovo film del regista napoletano Eduardo De Angelis (“Perez”, “Indivisibili”) che per me è un grandissimo artista oltre al pezzo che sto preparando come antecedentemente detto per la battaglia per le donne“.

Pietra Montecorvino in concerto

Mercoledì 11 Aprile ore 21 al Teatro Sannazzaro, Via Chiaia 157

Posti numerati (Platea e Palchi a 15 euro + diritti di prevendita)

Acquistabili presso il botteghino del teatro o sul sito internet.

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