Save the Children denuncia: “Bambine migranti costrette a prostituirsi per cibo”

prostituzione minorile
Foto dall’archivio di SOS Villaggi dei Bambini Onlus

Ventimiglia – Le storie dei migranti sono troppo spesso caratterizzate da casi di sfruttamento. Persone che si trovano in un paese straniero, senza denari e senza famiglia, sono quasi sempre vittime facili per persone senza scrupoli e finiscono per sottostare ad una vera e propria forma di schiavitù. Quando parliamo di minori la situazione è ancora più drammatica: spesso restano soli, senza famiglia e senza i mezzi fisici e mentali per difendersi.

“Survival sex”, sono indicate così le minorenni costrette a prostituirsi per pagare il passaggio del confine a Ventimiglia o reperire cibo e un posto dove dormire. E’ la nuova tappa dell’orrore della tratta dei minori, denunciata nell’ultimo rapporto di Save the Children. Si tratta di ragazze provenienti per lo più dal Corno d’Africa e dall’Africa-sub-sahariana che devono versare ai “passeurs” tra i 50 e i 150 euro per il viaggio in auto.

Una situazione aggravata anche dopo lo sgombero, ad aprile 2018, dell’accampamento informale nell’area lungo il fiume Roja. Da allora, gli operatori di Save the Children sul terreno, hanno rilevato la permanenza in strada di molti minori in condizioni degradanti, promiscue e pericolose che vengono alleviate soltanto dalle associazioni che offrono assistenza legale, connessione a internet e altri beni di prima necessità.

Sempre nel rapporto emerge anche il problema, sempre più evidente, della prostituzione minorile. Vittime di tratta e sfruttamento sessuale, nel nostro Paese, sono soprattutto le ragazze nigeriane e rumene. “Tra le ragazze nigeriane che giungono via mare in Italia – emerge dal rapporto – 8 su 10 sarebbero potenziali vittime di tratta a fini di sfruttamento sessuale”, un numero che ha fatto registrare, tra il 2014 e il 2016, un incremento del 600 per cento.

Qui il rapporto completo di Save the Children

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