Terra dei Fuochi, perché la criminalità incendia i rifiuti nei siti di stoccaggio

Nella Terra dei Fuochi ancora rifiuti in fiamme. Tali episodi sembrano quasi non fare più notizia, ma l’incendio di ieri a Santa Maria Capua Vetere è senza dubbio un nuovo duro colpo per la già minata salute di quelle zone. Non è ancora chiaro se dietro il gesto ci sia una “mano criminale”, anche se questa sembra essere sempre all’opera, almeno negli ultimi casi registrati. Ma perché vengono dati alle fiamme i rifiuti conservati negli impianti di stoccaggio?

Una teoria venne proposta da Antonio Marfella, presidente dei Medici per l’Ambiente di Napoli, attraverso le colonne de Il Fatto Quotidiano, dopo l’incendio che colpì lo STIR di Casalduni a Benevento, nello scorso agosto. La teoria parte da una semplice considerazione: i rifiuti nella Terra dei Fuochi si sono “spostati” dai cigli delle strade e dalle discariche abusive, nei centri controllati. Perché?

Stando all’articolo 1 della legge 6/2014 (ad hoc per la Terra dei Fuochi), “chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati ovvero depositati in maniera incontrollata è punito con la reclusione da due a cinque anni. Nel caso in cui sia appiccato il fuoco a rifiuti pericolosi, si applica la pena della reclusione da tre a sei anni”. In sostanza un vero e proprio “assist” per tutti quei criminali che commerciano con i rifiuti per mascherare l’evasione fiscale di diverse aziende a nero. Secondo Marfella, infatti, ad un certo punto è risultato più conveniente, per non incappare nella legge su citata, appiccare il fuoco a rifiuti (soprattutto speciali) depositati in aree controllate.

Sottolineando ancora una volta che per l’episodio di ieri c’è da attendere le indagini, il ministro Costa ha spiegato che “Siamo sotto attacco” e che forse non basta più mettere sotto osservazione gli impianti di stoccaggio. Per Costa la “strategia criminale” c’è e va combattuta perché “questi criminali vogliono costringerci ad una nuova emergenza“. In realtà l’emergenza non è nuova, soprattutto per alcune zone che sono messe in ginocchio dal fenomeno ormai da più di trent’anni.

Questi roghi oltre ad uccidere il territorio, infatti, hanno già ucciso centinaia di persone, ed è ancor lunga la strada da percorrere. A parte le belle parole delle istituzioni, la Campania, ad esempio, continua a non avere impianti finali a norma per rifiuti industriali, ospedalieri e radioattivi, che, a differenza dei rifiuti urbani, risultano essere il primo e vero problema verso il quale non si fa nulla. Ovvio è che i roghi, appiccati per coprire ogni prova di sciacallaggio, sono così favoriti, e si ritrovano a colpire, quindi, anche i rifiuti urbani e speciali legali, conservati negli impianti di stoccaggio.

Una situazione sempre più insostenibile e preoccupante che invece di essere risolta viene “spostata”, facendo registrare continue lacune in materia di controlli (seri) e tracciabilità dei rifiuti, soprattutto per la mancanza, come detto, di impianti finali. E mentre le amministrazioni parlano, le persone muoiono.

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