Da vaiassa a crocchè: 20 parole napoletane che derivano dal francese

Il Sud Italia ha subito l’influenza dei francesi in tempi diversi per cedere il passo ad altre dinastie regnanti appartenenti a svariate etnie. Per questo motivo, molte parole della lingua napoletana non sono sempre riconducibili con chiarezza a quella o l’altra lingua straniera.

Gli Angioini lasciano una forte impronta nel Mezzogiorno e in particolare a Napoli, cito in merito le parole di Aurelio Musi prese dal suo testo “Il regno di Napoli”:

“In età angioina vengono costituendosi le ragioni del primato: nell’economia gestita dal capitale forestiero; nelle professioni che si formano nello Studio napoletano; nell’assistenza che sotto Roberto d’Angiò segna una tappa importantissima con la fondazione dell’ospedale dell’Annunziata; nella condizione privilegiata fissata da Carlo II attraverso numerose esenzioni fiscali per la capitale e destinata ad aumentare nei secoli successivi; nella presenza della corte. Proprio la corte è la protagonista del modello di sviluppo culturale dell’età angioina”.

Dopo l’esperienza degli Angioini (1266 – 1435), seguono in ordine cronologico: gli Aragonesi, Asburgo di Spagna, Asburgo d’Austria, i Borbone. La breve parentesi della Repubblica napoletana è seguita dalla riconquista del Regno da Ferdinando Borbone, poi dalla vittoriosa campagna militare (1806) delle truppe napoleoniche guidate da Messena. Il periodo di governo è breve, cioè succedono Giuseppe Bonaparte (1806 – 1808), poi Gioacchino Murat (1808 – 1815). Tuttavia la nuova monarchia provoca dei lenti ma profondi cambiamenti nel Sud Italia attraverso un ampio repertorio di leggi che abbattono i pilastri portanti dell’ancien regime.

Ci sono tante parole napoletane derivanti dal francese che hanno fatto il loro ingresso in precedenza e durante la dominazione degli Angioini nel Regno, e altre grazie alla dominazione napoleonica. In questa sede, sono state selezionate 20 parole.

Ampressa: di fretta e furia, forse deriva dal francese da empresse ( sec. XIII), cioè pressare.
Ammarrà: occupare, coprire, forse deriva dal francese ammarrer (sec. XIII), cioè ormeggiare.
Arrangià: aggiustare alla meno peggio, deriva dal francese arranger (sec.XII), cioè aggiustare.
Vaiassa: donna volgare, forse deriva dal francese baiasse (sec. XIII), cioè servente.
Acchinèa: cavallo bianco che i re di Napoli donavano ai rispettivi papi come segno di omaggio feudale (sec. XV), deriva dal francese haquenée che rimanda al villaggio inglese di Hackney, un posto rinomato per i suoi cavalli.
Buatta: persona corpulenta, barattolo, deriva dal francese boîte (sec.XIX), (?).
Bordéllo: casa di appuntamenti, deriva dal francese bordel (?), cioè casetta.
Bruttone: persona molto brutta, deriva dal francese breton (sec.XVI), cioè bretone.
Buffè: tavola su cui sono adagiate le pietanze, deriva dal francese büfè (sec.XII), cioè mobile.
Buttiglione: grande bottiglia al cui interno si mette il vino, forse deriva dal francese bouteille (sec. VIII), cioè botte.
Cappotta: tipico cappello da donna, deriva dal francese capote (sec. XVIII), cioè cappa.
Cefrone: nastro che indossavano i soldati per indicare gli anni di servizio (?), deriva dal francese gallone.
Cuccagna: festa popolare, deriva da cocagne (risalente al medioevo), cioè leccornia.
Commò: cassettone, deriva da commode ( sec.XVIII), cioè comoda.
Crocchè/panzarotto: piatto tipico della cucina napoletana, deriva da croquetta ( sec.XIX), cioè croccare.
Giacchetta: piccola giacca, deriva da jacquette (sec.XIV ), cioè un indumento indossato dai contadini.
Lamma: lama di una spada o coltello deriva da lame (sec.XII ), cioè lamiera, piastra metallica.
Mallardo: anatra selvatica, deriva dal francese malard (?), (?).
Mammà: usato come appellativo o come donna che genera figli (?), deriva dal francese maman, ha lo stesso significato.
Marpione: persona dotata di furbizia, deriva dal francese marpion (XVI sec), cioè piattola.

Fonti:
– A.Musi, Il Regno di Napoli, Morcelliana, Brescia, 2016;
– A.Mignone, M.Marinucci, Francesismi nel dialetto napoletano, EUT, Trieste, 2005

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