Proposta di legge per legalizzare la prostituzione: “Basta sfruttamento delle donne”

Una proposta di legge per legalizzare la prostituzione. Un passo indietro normativo per l’Italia, che nel 1958 ha chiuso le case di tolleranza, ma che potrebbe essere un passo avanti verso il decoro prima di tutto umano, e poi anche urbano. È assurdo, infatti, che nel 2019 ci siano persone costrette a vendere il loro corpo, rischiando la vita e malattie pericolosissime, nell’assoluta indifferenza delle istituzioni.

“Ho presentato in consiglio regionale una proposta di legge per regolamentare l’esercizio della prostituzione. La proposta, una volta approvata, sarà inoltrata al Parlamento, organo competente in materia. Non è una legge che vuole incentivare l’attività ma una misura di civiltà che servirà a togliere le donne dalla strada.

Lo annuncia il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli. “Lo sfruttamento della prostituzione rappresenta una delle principali voci di guadagno delle organizzazioni criminali. Le donne sono costrette a vendere il proprio corpo in strada senza assistenza sanitaria e con il rischio di incappare in malintenzionati.

“La nostra proposta prevede che l’esercizio avvenga in luoghi chiusi e salubri, sotto forma di lavoro autonomo e senza alcuna possibilità di sfruttamento da parte di terzi. Prevediamo inoltre l’istituzione di un albo presso i comuni per censire chi intraprende l’attività ed evitare l’esercizio abusivo.

“La proposta prevede il rilascio di un certificato sanitario alle prostitute, in modo da tutelare la loro salute e quella di chi acquista i loro servizi. La riforma che proponiamo migliorerebbe la loro qualità di vita, permettendogli anche l’accesso alle misure previdenziali previste per gli altri lavoratori. Ci sarebbe anche un incremento sensibile del gettito fiscale grazie al recupero dei tributi connessi all’attività delle prostitute”.

“La nostra proposta, inoltre, prevede un sensibile inasprimento delle pene per chi sfrutta la prostituzione, in particolar modo quella minorile. Si passerebbe dalla previsione di condanna dai 6 ai 12 anni alla possibilità dell’ergastolo per i casi più gravi che riguardino sia lo sfruttamento entro il territorio nazionale sia l’organizzazione di viaggi all’estero volti ad organizzare rapporti sessuali con soggetti minorenni”, conclude Borrelli.

Potrebbe anche interessarti

Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione anche di “terze parti” per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookies. Scopri di più