Abusi sui minori, due casi a confronto: le vittime innocenti di Napoli e Reggio Emilia

La notizia sull’inchiesta “Angeli e Demoni” avviata a Reggio Emilia, che tenta di fare luce sui numerosi maltrattamenti subiti dai minori affidati ai servizi sociali, si è diffusa in tempo record e ha sollevato un acceso dibattito. L’idea che ci siano ancora abusi sui minori scuote nel profondo l’Italia e a maggior ragione fa riflettere la Campania, che sotto questo aspetto si è aggiudicata di recente un triste primato.

I motivi che sono alla base dell’inchiesta in corso nell’emiliano sono a dir poco agghiaccianti. Gli inquirenti hanno ricostruito un quadro degno di un thriller psicologico: i bambini venivano sottoposti a veri e propri lavaggi del cervello durante le sedute di psicoterapia, suggestionati anche con l’uso di impulsi elettrici, che avevano la funzione di alterare lo stato della memoria in prossimità dei colloqui giudiziari.

Lo scopo era quello di allontanare i minori in modo illegittimo dalle loro famiglie, per poi affidarli ad amici e conoscenti degli operatori dei servizi sociali che, per problematiche psichiche o di altro tipo, non potevano ritenersi idonei all’affido. Il problema dell’idoneità delle famiglie, a sua volta, non può non riportarci all’indagine condotta in questo senso dall’Indice Regionale Cesvi nel 2019, che ha visto protagonista la Campania.

L’Indice ha evidenziato infatti “una maggiore vulnerabilità a livello sociale e materiale” nelle regioni del Mezzogiorno, che vedono convivere “strati sociali potenzialmente più deboli” e dunque più predisposti ai maltrattamenti. Risultati incontestabili, questi, anche se non permettono di capire quale sia la percentuale effettiva dei minori maltrattati in queste aree.

Il caso di Reggio Emilia, tuttavia, ci spinge verso una riflessione più approfondita. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, i maltrattamenti descritti sono stati perpetrati per lunghi anni prima che nascessero i primi sospetti. Stando alle parole dei carabinieri, tutto ciò ha dato il via a “un business illecito di diverse centinaia di migliaia di euro di cui beneficiavano alcuni degli indagati“. Grazie a questi fondi illeciti venivano anche organizzati corsi di formazione e convegni ad appannaggio di una Onlus.

Del resto, non sorprende che la verità abbia impiegato tanto tempo per venire a galla. Gli abusi perpetrati dai servizi sociali di Reggio Emilia fanno parte di quella categoria di maltrattamenti sottili, che non lasciano lividi o altri segni evidenti, ma hanno conseguenze a lungo termine molto serie. Ad oggi, speriamo che le autorità dedichino un’attenzione sempre maggiore a questo tipo di reati, senza trascurare gli abusi fisici e i rischi di altro tipo, e che di scandali del genere si senta parlare sempre meno.

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