Castellammare: smantellato clan che monopolizzava le Pompe Funebri

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Sei arresti e beni sequestrati per oltre 7 milioni e mezzo di euro. E’ un duro colpo quello inflitto al clan D’Alessandro, reo secondo la DDA di avere in mano le pompe funebri di Castellammare di Stabia.

A finire nel mirino dei carabinieri del nucleo investigativo stabiese è l’intera famiglia dell’imprenditore Alfonso Cesarano. Diversi i precedenti penali a suo carico, come concorso esterno in associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata. Secondo l’indagine è lui ad avere il monopolio del settore delle onoranze funebri di Castellammare, dietro la protezione del clan D’Alessandro.

Nonostante avesse ceduto le quote della sua impresa funebre, la Cesarano srl, era lui a rimanere alla guida dell’impresa. L’imprenditore è così finito in carcere mentre ai domiciliari sono finiti i suoi parenti Saturno, Alfonso e Giulio che con lui avevano alcune quote della società. Stessa sorte è toccata a Catello Cesarano e Michele Cioffi. Questo quanto stabilito dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale Antimafia di Napoli.

L’accusa per i sei è concorso nel trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante dell’aver commesso il fatto per agevolare il clan D’Alessandro, nonché avvalendosi della forza intimidatrice della cosca stabiese.

Le indagini partite nel 2013, hanno accertato anche diversi passaggi di consegne e dimissioni avvenute dopo l’interdittiva antimafia emessa nel 2012 nei confronti della società di servizi cimiteriali Caronte sas. Socia accomandataria, la moglie di Cesarano. Bloccata dall’antimafia anche la commissione di gara per l’assegnazione dei servizi cimiteriali a Castellammare, a cui partecipava la precedente società. La Servizi Funebri srl, intestata a Michele Cioffi, che aveva rilevato il ramo d’azienda della Caronte sas.

Le indagini hanno portato al sequestro preventivo delle quote societarie e dei beni aziendali e strumentali delle due società operanti nel settore dei servizi funebri e cimiteriali. Un’operazione resa possibile anche grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.

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