Riccardo Muti al Teatro San Carlo: “Io uomo del Sud. Come non amare Napoli”

Riccardo Muti

Grande successo ieri sera al Teatro San Carlo di Napoli per la prima data del tour italiano della Chicago Symphony Orchestra guidata dal Maestro Riccardo Muti. In programma la Suite da Romeo e Giulietta di Sergej Prokof’ev e la Sinfonia n.9 in Mi minore “Dal Nuovo Mondo” di Antonín Dvořák.

Un’ora e trenta di musica che ha incantato gli spettatori in platea. Il direttore d’orchestra ha voluto più volte sottolineare il suo forte legame con la città partenopea. Muti infatti va fiero delle sue origini meridionali.

“Mi sento un uomo del Sud. Sono nato a Napoli in via Cavallerizza a Chiaia 14. Sono italiano al 100 per cento, ma del Sud al 200 per cento. Vi spiego perché ho scelto l’intermezzo (l’aria) dalla “Fedora” di Umberto Giordano. E’ un autore non di Napoli ma del Regno di Napoli e come detto in quest’opera l’amore per la nostra città ci vieta di non amarla”.

Nella stessa giornata di ieri, Ricardo Muti era andato in visita al Carcere Minorile di Nisida portando con sé anche alcuni elementi della sua orchestra.

“Avevo detto ai nostri ospiti che questa è la città del sole ma ieri pioveva. Ho parlato con il Signore, spiegandogli che avrei fatto una brutta figura… Volutamente ho portato qui gli strumenti estremi, il più piccolo e acuto e quello più grave, ‘o gruoss e ‘o piccirill'”.

Riccardo Muti, nato a Napoli nel 1941, in un’intervista in tv aveva sottolineato come Napoli fosse la vera capitale d’Italia. Concetto ribadito anche in un’altra intervista rilasciata al Corriere della Sera.

“Parlo abbastanza bene il napoletano, ho frequentato il liceo Vittorio Emanuele nel cui ingresso c’è una lastra commemorativa con alcuni famosi alunni e dove ci sono anche io. Il portiere mi ha detto. Maestro, siete ogni giorno davanti ai miei occhi. A scuola ci hanno insegnato a parlare male dei Borboni, che nella cultura sono stati straordinari. Il San Carlo fu costruito in nove mesi. È la città dove Mozart volle che fosse riconosciuto il suo genio. In una lettera al padre scrive: anche se non pagano molto, un’esecuzione a Napoli ne vale 100 in Germania”.

 

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