Crisi criminale: la web-serie comico-noir che sbanca Los Angeles

Crisi Criminale

La web-serie Crisi criminale, ambientata interamente a Milano, racconta la crisi economica dal punto di vista del criminale. Il napoletano Gustavo La Volpe interpreta Toni, un malvivente che per guadagnare soldi si è sempre dedicato alla commissione di illeciti, per così dire, tradizionali, come rapine, estorsioni e borseggio, ma che adesso è disoccupato sia perché la criminalità è cambiata, sia a causa della crisi.

La serie, diretta da Antonio Brunetti, ha partecipato al “LAWebfest”, il festival dedicato alle serie realizzate per essere viste esclusivamente su Internet, che si svolge a Los Angeles, vincendo ben sei premi: miglior serie, miglior sceneggiatura, miglior colonna sonora, miglior music design, miglior attore protagonista e miglior attore non protagonista. Il regista ha avuto modo di dire: “Mi rendo conto che l’ironia, il sarcasmo e cinismo dei protagonisti possano risultare spiazzanti, ma la scelta del genere noir-comic vuole essere, invece, un approccio diverso per raccontare la situazione che stiamo vivendo, senza la pretesa di un lieto fine moralistico e politically correct”.

In effetti si tratta proprio di un lavoro diverso da quelli che siamo abituati a vedere, e che abbiano al centro un tema come quello della criminalità organizzata. Se fino ad ora, per parlare di malavita, il cinema e la televisione la collegavano necessariamente alla Sicilia, alla Campania e al Sud in generale, “Crisi criminale” mette da parte i cliché e racconta, con ironia, cose nuove, dinamiche diverse: la criminalità è cambiata, la prostituzione, il traffico di droga, le estorsioni sono superate, le “nuove frontiere” dove investire sono ad esempio il Web, il traffico di organi e l’economia, settori che richiedono una competenza specifica.

La violenza, le sparatorie e le bombe alla Gomorra si conoscono bene, adesso bisogna raccontare l’evoluzione della malavita: “Crisi criminale” lo fa, nonostante l’ironia, ed è stata apprezzata, dimostrando che i racconti non devono per forza essere a senso unico.

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