“Vogliamo riaprire, abbiamo bisogno di una mano”: il grido dei ristoratori napoletani

Emergenza Coronavirus. I ristoratori di Napoli non ce la fanno più, vogliono riaprire. Sotto la voce #iovoglioriaprire si uniscono in tanti. Chiedono di poter riaprire le loro attività dopo l’ordinanza del 13 aprile attraverso un documento siglato.

Sotto la sigla Fipe Confcommercio, che vede come presidente Massimo Di Porzio, uniscono in una sola voce le loro urla. “Vogliamo riaprire anche se solo con il delivery o con un protocollo di sicurezza, anche se dobbiamo mettere termometri all’ingresso dei locali e le mascherine al personale, anche se in cucina ci deve essere un solo cuoco. Non possiamo più aspettare. Ci è stato tolto un diritto. Il provvedimento del governo consente il delivery, perché noi della Campania non possiamo scegliere?“, dice.

“#iovoglioriaprire perché… sento la responsabilità ed il peso delle famiglie dei miei collaboratori che aspettano un sostegno. Voglio onorare i miei impegni con fornitori e contratti senza chiedere aiuti a nessuno. Voglio ristorare e aiutare le persone. Posso svolgere il mio servizio in sicurezza.Voglio poter scegliere la consegna a domicilio, come nel resto del mondo. Il Virologo Burioni dice che i contenitori da asporto non sono pericolosi.
…infine voglio lavorare, ho sempre lavorato ed un uomo che non lavora è un uomo senza dignità #UNITEVI A NOI #Pizzaioli”.
Questi i loro sfoghi di ieri alle 16.00 su alcune delle rispettive pagine Facebook, che hanno visto come portavoce Massimo Porzio.

Se non fosse possibile aprire i loro locali, quantomeno pregano le autorità di autorizzare il delivery, ovvero le consegne a domicilio.

A parlare sono in tanti: Sorbillo, Antica pizzeria da Michele, 50 Kalò, Di Matteo, Pepe in grani, Poppella, Casa Infante, Antica pizzeria Port’Alba, Carraturo, La Notizia, Mattozzi, Gorizia.


Sono d’accordo con De Luca, però ora abbiamo bisogno di una mano“, questo lo sfogo di Gino Sorbillo.

Sulla possibilità delle consegne del cibo a domicilio se ne parla da settimane, vittime i titolari delle attività che, se si continua così, saranno costrette alla chiusura. Ad intervenire è anche Pasquale Russo, direttore di ConfCommercio Campania: “Ad un mese dall’inizio del lockdown è necessario avviare un confronto per individuare un percorso per riattivare in sicurezza la consegna a domicilio si potrà così fornire un utile servizio alla cittadinanza e limitare le uscite, nonché dare respiro a un comparto che ritornerà alla normalità in tempi lunghissimi”.

A farli arrabbiare ancora di più è il fatto che in altre città di Italia, le consegne sono regolarmente attive ma a Napoli no! Anche Luigi De Magistris è intervenuto sulla vicenda: “Condivido l’appello di tutti e anche del presidente De Luca a stare a casa, ma è un grave errore non consentire la consegna di cibo a domicilio. Anche la pastiera in questo modo sarebbe potuta arrivare nelle case delle persone, riducendo così il numero di gente in strada, oltre che dare un po’ di respiro alle attività produttive”.

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