Tre Regioni del Nord ancora in Fase 1, riaprire va contro le evidenze scientifiche: lo studio della Fondazione Gimbe

Lombardia riaprire

E’ uno degli argomenti di discussione principale in Italia in questi giorni. Come si possono riaprire Regioni che hanno ancora più di mille casi positivi al giorno e metterle sullo stesso piano di chi invece ne ha meno di 10? Ora uno studio della ‘Fondazione Gimbe’ rivela come tre regioni del Nord (Piemonte, Lombardia e Liguria) siano ancora in piena Fase 1. Spaventa quindi consentire dal 4 maggio più libertà di movimento ai cittadini di queste regioni.

C’è quindi per la Fondazione un forte rischio che la riapertura di numerose attività comporti un aumento della curva dei contagi. Come dichiarato al ‘Corriere della Sera’ dal presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta:

“Con questo quadro epidemiologico se dal 4 maggio alcune aree dovranno sottostare a restrizioni eccessive che favoriscono autonome fughe in avanti, come dimostra il caso Calabria, per altre la riapertura avverrà sul filo del rasoio perché dei 4,5 milioni di persone che torneranno al lavoro la maggior parte si concentra proprio nelle Regioni dove l’epidemia è meno sotto controllo. E, soprattutto, occorre essere consapevoli che l’eventuale risalita della curva dei contagi sarà visibile non prima di 2 settimane. Come ogni decisione politica il decreto sulla fase 2 rappresenta un inevitabile compromesso tra evidenze scientifiche ed interessi di altra natura. Con queste posizioni, modulare regole diverse secondo l’epidemiologia del contagio tra le varie Regioni avrebbe inevitabilmente fatto saltare il banco“.

Lo studio mostra il posizionamento delle Regioni in relazione alle medie nazionali di prevalenza e incremento percentuale dei casi considerati nella settimana che va dal 22 al 29 aprile. La maggior parte delle Regioni del Sud (tranne la Sicilia) si trovano nella zona verde, compreso la Campania. 

Con una serie di grafici si è indagato sull’andamento del coronavirus in Italia a partire dai casi totali che sono cresciuti dell’8,7% e i decessi del 10,4%. Mentre sono scesi il numero dei ricoverati con sintomi (-19,3) e quelli in terapia intensiva (-24,7%). Numeri ancora lontani dalla tranquillità e che mostrano un’Italia a due velocità. L’80% dei nuovi casi infatti si concentra in cinque regioni del Nord che, secondo lo studio di Gimbe, metteremo in movimento più persone per lavoro. Tre regioni (Piemonte, Liguria e Lombardia) e la Provincia autonoma di Trento sono ancora in fase 1 (zona rossa). In Liguria si conta un incremento di +14% mentre in Piemonte +13,7, entrambi al di sopra della media nazionale che si attesta a +8,7.

Rispetto al modello di una settimana fa, la situazione in Lombardia è peggiorata, passando dalla zona gialla a quella rossa. Esce invece dalla zona rossa la Valle d’Aosta che entra in quella gialla.

Sembra quindi da incoscienti, in base alle evidenze dei numeri, riaprire tutta Italia contemporaneamente e poi differenziare le Regioni solo dal 18 maggio.

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