Ezio Bosso è morto a 48 anni: amava Napoli e lavorò insieme a Pino Daniele

ezio bossoEzio Bosso è morto, il direttore d’orchestra, pianista e compositore che non ha mai smesso di sorridere e lottare. Ezio Bosso è morto oggi all’età di 48 anni a Bologna.

Pianista, amante della musica e della vita, che non ha mai smesso di suonare, neanche dopo il 2011 quando subisce un intervento per l’asportazione di una neoplasia ed è anche colpito da una sindrome autoimmune.

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Le patologie non gli impediscono inizialmente di continuare a suonare, comporre e dirigere. Successivamente, il peggioramento di una malattia neurodegenerativa, verificatasi in quello stesso anno lo costringe nel settembre 2019 alla cessazione dell’attività di pianista, avendo compromesso l’uso delle mani. “La bacchetta mi aiuta a mascherare il dolore e non è una cosa da poco” spiegava dopo un concerto.

Ezio Bosso amava Napoli, infatti ha vissuto in città per un breve periodo ma, forse, con il rimpianto di non aver mai suonato al San Carlo. Bosso, oltre ad essere legato alla città di Napoli, era legato musicalmente anche a Pino Daniele.

Infatti nel docufilm di Giorgio Verdelli su Pino Daniele, il pianista raccontò come aiutò Pino a staccarsi dalle melodie classiche e in dialetto per approcciarsi a nuovi suoni più “nobili”:

Pino  aveva un approccio polifonico esattamente come Gesualdo Da Venosa inventa la polifonia. Pino aveva quell’approccio: ogni strumento era immaginato come timbro, come compendio, il contrappunto. Aveva una sensibilità forte al contrappunto.

Probabilmente – ma qui siamo nell’ambito della teoria – quando scopre Gesualdo Da Venosa non scopre un musicista, scopre un fratello. Si riconosce in quel personaggio meraviglioso della storia che cambia le regole del canto, che ai tempi era uno solo, e anche lui (Pino) pensa: In fondo anche io cambio le regole del Blues e lo metto in napoletano“.

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