La Fondazione Giancarlo Siani sui killer ancora pagati dalla camorra: “Ammazzarlo è costato due stipendi”

“La mafia è una montagna di me..a”. La famosa invettiva di Peppino Impastato, il giornalista siciliano ucciso per i suoi articoli contro Cosa Nostra, purtroppo resta attuale. Dopo anni la mafia, come la camorra, continua a uccidere e a zittire chiunque si metta contro di lei.

Non usa solo le pistole ma anche i soldi. E lo fa anche dopo oltre 30 anni. Il 23 settembre del 1985 due killer uccisero il giornalista napoletano Giancarlo Siani. Oggi un’inchiesta ha portato alla luce come prima il clan dei Nuvoletta e poi i Polverino e gli Orlando hanno provveduto al sostentamento economico delle famiglie dei due killer. Un modo per mantenere il consenso ed evitare pentimenti.

Una notizia che ha scosso il fratello di Giancarlo, Paolo. La Fondazione che porta il nome del giornalista ha scritto un post su Facebook:

“Stamane i quotidiani riportano la notizia che ancora oggi, 26 maggio 2020, la camorra paga le famiglie dei killer di Giancarlo Siani 35 anni dopo l’omicidio. È stato accertato dai magistrati che i Nuvoletta prima, e ad oggi i Polverino e gli Orlando hanno provveduto al sostentamento economico delle famiglie dei due killer che non hanno mai rescisso il loro vincolo criminale.
Questo servizio di ammazzare Giancarlo è costato alla camorra due stipendi, uno per ogni famiglia dei due killer all’ergastolo. Che tristezza. La vita di un giovane giornalista per 30 denari. Ma nessuno si illuda. Né la camorra né i poteri occulti di questa città. La libertà di fare il giornalista è stata censurata con la morte di Giancarlo ma non ferita a morte, perché dopo di lui centinaia di giovani giornalisti sono cresciuti con il suo esempio e il suo coraggio. Perché raccontare la verità, come amava fare Giancarlo, è la cosa più straordinaria della nostra vita democratica. Nessuno si illuda. Il tesserino verde di Giancarlo rilasciato dall’ordine dei giornalisti della Campania è sempre attivo, grazie ai tanti giovani giornalisti precari”. 

Sulla stessa linea di pensiero il senatore Sandro Ruotolo che scrive:

“Ma vi rendete conto? Io sono rimasto basito. Due clan della camorra 35 anni dopo l’omicidio di Giancarlo Siani, il cronista del Mattino di Napoli ucciso il 23 settembre 1985, pagano ancora le famiglie dei killer del giornalista ucciso per il suo lavoro. È stato accertato dai magistrati che i Nuvoletta prima, e oggi i Polverino e gli Orlando hanno provveduto al sostentamento economico delle famiglie dei due killer, di Ciro Cappuccio e Armando Del Core, entrambi condannati in via definitiva all’ergastolo in qualità di esecutori materiali dell’omicidio del giornalista napoletano. La camorra non dimentica e conta sul consenso sociale. Garantisce gli stipendi ai familiari dei suoi affiliati finiti in carcere anche per evitare pentimenti tra i suoi killer. La camorra è una montagna di merda“. 

 

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