Emanuele Filiberto in politica, Neoborbonici: “Con i Savoia? No grazie, abbiamo già dato!”

emanuele filibertoEd ecco, ora nasce il partito di Emanuele Filiberto di Savoia, mancava solo lui ed è tornato.

Non è una trovata commerciale come l’ultima volta qualche mese fa, adesso veramente ci crede ed a breve farà il comunicato stampa. Chiaramente tante le risate sui social, specialmente al Sud, circa questa scelta. I meridionali, soprattutto da qualche anno, avendo riscoperto la verità storica su quello che la famiglia Savoia ha fatto per “unire quell’Italia non ancora unita”, depredando l’ex Regno delle Due Sicilie a favore di quei territori del Nord a rischio fallimento nel 1861, in migliaia in queste ore stanno esprimendo il loro sdegno data la scelta.

Inutile ribadire che qualche giorno fa ci sono stati i festeggiamenti della Repubblica Italiana, e che sulla sua pagina Facebook Filiberto ha scritto, con tanto di immagine con le frecce tricolore “Viva L’Italia”, inutile ricordare che stiamo parlato di un personaggio di spettacolo, che grazie al suo cognome è riuscito a farsi strada nel mondo della tv, cantando, ballando pur non avendo particolari talenti. La cosa più assurda è che quando i Savoia furono riammessi in Italia, fecero causa allo stato italiano (che oggi Emanuele Filiberto, fondando quel partito dal nome “Più Italia”, andrà a difendere), chiedendo un enorme risarcimento per l’allontanamento della famiglia piemontese. Certamente Emanuele Filiberto ha dimenticato cosa i Savoia hanno fatto dal 1861 al 1945 (e cosa in realtà fecero anche prima dell’Unità d’Italia, nel Regno di Sardegna, vendendosi casa propria, la Savoia, alla Francia pur di avere una mano nell’annessione del Regno d’Italia).

Possiamo dire che un Savoia che fonda un partito, parte addirittura avvantaggiato, rispetto a quella Lega Nord razzista nei confronti del Sud perché basta il cognome di Emanuele Filiberto, senza cantare cori o lasciare scritte sui muri, a parlare di razzismo verso il Sud; se per la Lega ci sono voluti anni e ancora non sono riusciti a sfondare al Sud, quel cognome dalla storia nera degli ultimi 200 anni, potrebbe addirittura “far amare” il partito verde ai meridionali (tenendo conto che svariati anni fa, anche la lega riconobbe le colpe dei Savoia al Sud).

In tutto ciò il “principe” Savoia non ha mai chiesto scusa per i danni arrecati alla capitale Napoli ed a tutto il regno, non ha mai combattuto per la riscrittura di una verità storica diversa sui libri scolastici circa i peccati della sua famiglia, ridando magari una dignità almeno nella memoria a quei popoli che i suoi avi hanno umiliato, saccheggiato e distrutto, e tutto ciò lo rende moralmente colpevole quanto le vecchie generazioni.

Chiaramente il Movimento Neoborbonico, sempre sul pezzo, ha deciso di rispondere a questa “nobile” scelta, inviando dei libri sulla vera storia del Risorgimento, al nuovo candidato politico.

Vi proponiamo il comunicato stampa dei Neoborbonici:
Con i Savoia? No, grazie abbiamo già dato. In queste ore la notizia di un progetto politico curato da Emanuele Filiberto di Savoia. In una lettera aperta inviata al discendente sabaudo, i neoborbonici lo hanno invitato a sciogliere il partito appena nato.
“L’Italia –è scritto nella lettera– ha già troppi problemi per poter fronteggiare un nuovo partito che si presenta con troppe premesse negative. Prima di tutto il nome: dopo oltre 150 anni di questione meridionale e con un Sud che, esattamente da quando i suoi antenati lo conquistarono, ha la metà dei diritti, dei servizi e del lavoro del resto del Paese, ‘più Sud’ sarebbe stato il nome più opportuno ma del resto lei è il discendente di quelli che la questione meridionale la crearono”…
È vero che che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli ma è anche vero che se Filiberto progetta partiti ed è un personaggio televisivo è perché si chiama “Savoia” con tutti gli onori e pure tutti gli oneri.
E sempre a questo proposito -continua la lettera- le ricordiamo i massacri subiti dai meridionali ad opera dei suoi antenati (centinaia di migliaia di vittime tra briganti, incarcerati e deportati), decine di paesi devastati, saccheggi di banche e fabbriche e l’inizio di una emigrazione mai conosciuta prima e tuttora in corso. A questo dovrebbe aggiungere, poi, la vergogna delle leggi razziali, i misteri dell’isola di Cavallo, le fantomatiche richieste di risarcimento all’Italia e le sue apparizioni televisive come testimonial di sottaceti e sigarette elettroniche o (peggio ancora) di cantante e ballerino e capirà, forse, perché in Italia (ed in particolare nel Sud) del suo progetto politico possiamo fare a meno”.

I neoborbonici hanno anche inviato a Filiberto diversi libri con i dati relativi ai massacri, ai saccheggi e alle altre verità storiche sull’unificazione italiana, verità che forse Filiberto non conosce ancora.

Chissà se i Savoia vorranno finire il lavoro iniziato 160 anni fa, “fatta l’Italia, dobbiamo fare gli italiani”. Dopo 160 anni non è mai stata fatta né l’Italia né gli italiani, se non su carta, ci riprovano? Speriamo solo che questa volta non utilizzeranno gli stessi metodi dell’800.

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