La mamma di Ciro Esposito: “Mio figlio chiamato rapinatore, mafioso…”

Antonella Leardi

Sono trascorsi solo pochi giorni dalla morte di Ciro Esposito, il tifoso partenopeo ferito a Roma lo scorso 3 Maggio, durante gli scontri prima della partita di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli, ma la madre è già nuovamente in prima linea per cercare giustizia.

“Giustizia e non vendetta”, queste le parole di Antonella Lerdi, madre di Ciro Esposito, parole che sembrano essere diventate uno slogan, ma che vogliono a tutti i costi mettere un freno alla violenza. Se solo qualche mamma in più avesse inculcato ai figli queste parole, se solo qualche mamma in più dicesse più spesso ai propri figli di non essere facinorosi allora forse ci sarebbero meno episodi tragici, ma è solo un’ipotesi. Certi atti di violenza nascono dall’odio, da mentalità che nulla hanno in comune con chi ama il calcio, ma vogliono camuffarsi tra loro, tra quei ragazzi che ogni Domenica mettono al collo la sciarpa della loro squadra e corrono a cantare a squarciagola  il loro amore. Non è giusto e a dirla tutta, in questa vicenda, nulla è giusto ed Antonella Lerdi lo sa bene.

Non chiede vendetta inutile, non vuole che il nome di Ciro, morto per una violenza gratuita, venga macchiato di ulteriore violenza, sarebbe come ucciderlo ancora e sarebbe ingiusto vedere altre vittime, ragazzi con un futuro tutto da scrivere, spegnersi tra le righe di una vendetta.

Dopo pochi giorni dall’addio a Ciro, la mamma interviene ai microfoni di Piuenne Tv, raccontando la sua verità, ripercorrendo il lungo calvario, fatto di speranze, di attesa, le dichiarazioni di Ciro nei momenti di lucidità: Sono qui gratuitamente, lo faccio per difendere la memoria di mio figlio e la dignità di Scampia e dei napoletani. Mi espongo per mandare ancora una volta messaggi di pace: vorrei che ciò che è successo a Ciro non accadesse mai più. La vendetta porterebbe solo altri morti. Però, mi aspetto giustizia. Forse sarò ingenua, ma mi auguro si faccia giustizia.
Giustizia non significa condannare solo chi ha sparato, ma anche chi ha sbagliato nell’ordine pubblico. Se la polizia ci fosse stata, se mio figlio non fosse rimasto 40 minuti a terra, forse le cose sarebbero andate diversamente. La giustificazione datami è stata “per colpa del traffico”, ma prima non si aspettava che un ragazzo stesse a terra 40 minuti, si caricava il ferito sulle spalle.
Non ho mai ricevuto nessuna telefonata dalla polizia, ancora oggi non sono stata avvisata del ferimento di mio figlio. Poi, a Roma abbiamo sopportato anche quelle voci che infangavano il nome di mio figlio. Ciro veniva chiamato rapinatore, mafioso, delinquente. Ciro ha visto chi aggrediva il pullman, ha visto chi lo ha sparato, ma mio figlio certamente non era armato. Aveva solo le mani e dall’altra parte ha trovato una pistola. So per certo che vista l’arma, Ciro è scappato.
Mio figlio mi ha spesso ripetuto “E’ stato un agguato” ma è chiaro che chi cammina con una pistola ha premeditato tutto. In questa vicenda il calcio non c’entra nulla. Al funerale di mio figlio c’erano quasi tutte le tifoserie d’Italia.
Chiederei a chi ha sparato di dire la verità. Credo che la mia sia una richiesta assurda perché la persona in questione non dirà mai la verità e allora punto sulla giustizia. E se c’è qualcosa sotto, che venga a galla. Posso dire che so chi ha sparato a mio figlio, nonostante questa persona neghi perché sono stata io a mostrare la foto a Ciro che lo ha riconosciuto. All’inizio Ciro non ricordava nulla, ma pian piano comprendeva sempre più. Nei momenti di lucidità, gli ho mostrato la foto e Ciro mi ha detto : “E’ stato chillu chiattone che mi ha sparato”. Non capisco perché c’è un alone di omertà in questa storia: chi c’era deve parlare”.

E’ una donna tranquilla e serena, una donna provata dal dolore immenso e inspiegabile, un dolore condiviso con un’intera città, ma che dilania il cuore, Antonella Leardi è dal 3 Maggio il simbolo dell‘umiltà, della dignità e del rispetto di Napoli, il volto di una mamma che con il cuore a pezzi continua a chiedere semplicemente giustizia, dopo aver anche dichiarato di aver perdonato chi quel maledetto 3 Maggio ha sparato al suo amatissimo Ciro.

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