Monaldi, eccellenza nella cura dell’insufficienza cardiaca avanzata

L'ospedale Monaldi


Onore al merito all’ospedale Monaldi di Napoli. Il nosocomio partenopeo è all’avanguardia nell’utilizzo di una cura per contrastare l’insufficienza cardiaca avanzata. Si pensi che solo in Italia sono 600.000 persone a soffrire di questa patologia.

Dati allarmanti se si aggiungono alla degenza minima di 9 giorni del paziente e ad un costo sostenuto dall’ospedale pari a circa 3200 euro.

Il Monaldi di Napoli, uno dei tanti in prima linea contro il Covid, ha adottato un protocollo che prevede una cura a base di infusioni ripetute di inodilatatori che avvengono in modalità Day Hospital.

Il protocollo suddetto proviene da un modello spagnolo che già sta dando ottimi risultati.

Secondo quanto riportato da Il Mattino: “Gli inodilatatori sono farmaci che hanno la duplice azione di aumentare la forza contrattile del cuore (effetto inotropo) e determinare una dilatazione arteriosa (effetto vasodilatatore) con miglioramento della performance cardiaca. Presso il nostro centro si effettua, in pazienti selezionati con scompenso cardiaco avanzato, la somministrazione in regime di Day Hospital di un innovativo farmaco inodilatatore, il levosimendan. La somministrazione ha una cadenza bisettimanale e una durata compresa tra 6-8 ore (in rapporto al peso corporeo del paziente). Noi eseguiamo la somministrazione del farmaco due volte al mese per 6-8 ore con riduzione dei disagi al paziente e alla sua famiglia legati al pernottamento in Ospedale”. Queste le parole del dottor Pacileo, responsabile dell’Unità Dipartimentale “Scompenso Cardiaco e Cardiologia Riabilitativa” del Monaldi.

I benefici sono evidenti e numerosi, già dalle prime cure è possibile notare dei miglioramenti nei pazienti. Le somministrazioni del farmaco hanno migliorato i valori di LVEF (frazione di eiezione ventricolare sinistra), stabilizzato la classificazione dello scompenso cardiaco (NYHA), e diminuito i valori di BNP (peptide natriuretico di tipo B).  Dati questi pubblicati sulla rivista Journal of Cardiovascular Medicine. Impressionante quindi quanto questa cura possa essere preziosa per la ricerca e per tutti coloro che soffrono di questa terribile patologia.

Secondo uno studio condotto in Italia, è emerso che dopo sei mesi, il numero e la durata delle ospedalizzazioni si sono ridotte notevolmente rispetto ai sei mesi precedenti il trattamento.

“In considerazione dell’efficacia di tale protocollo  il numero di pazienti è esponenzialmente aumentato, passando da circa 60 somministrazioni il primo anno (2018) a 270 somministrazioni attualmente effettuate presso la nostra struttura“. Prosegue il professor Pacileo.

Considerando la diminuzione dei ricoveri, ovviamente i costi da sostenere per la sanità campana sono diminuiti di gran lunga. A confermarlo è il Dottor Maurizio di Mauro, Direttore Generale dell’Ospedale Monaldi:La riduzione delle ospedalizzazioni, che si realizza con la somministrazione periodica di levosimendan determini una riduzione della spesa sanitaria per la regione Campania. Dai dati preliminari di farmaco-economia si può stimare un risparmio netto annuale di numerose migliaia di euro per paziente. Inoltre occorre aggiungere il miglioramento della qualità di vita, in tali pazienti legato anche alla riduzione delle ospedalizzazioni o accessi la pronto soccorso, la qual cosa non ha prezzo per i pazienti e i propri familiari”.

Una volta presentato il protocollo, già hanno aderito tantissimi centri di tutta la regione.

Una simile opportunità si spera, possa essere di aiuto a quante più persone possibili, una grande mano tesa dalla ricerca verso chi ogni giorno combatte questo terribile nemico.


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