La Cappella di San Gennaro diventa a pagamento, ma non per i napoletani: il motivo è la tradizione

Napoli – La Cappella di San Gennaro diventa a pagamento. D’ora in avanti, come riporta Il Mattino, chi vorrà visitare uno dei simboli di Napoli dovrà pagare un biglietto di 3 euro e 50 per l’ingresso. Il motivo di questo improvviso cambiamento c’è: all’interno della Cappella sono custoditi tesori preziosi e progetti di ristrutturazione sono costosi. L’ipotesi di rinnovare il museo per creare una vera e propria “cittadella” del santo sembra essere sempre più concreta.

Purtroppo – spiegano i deputati – i fondi scarseggiano e l’ingresso al monumento – come avviene in buona parte delle città europee – deve diventare necessariamente a pagamento se si intende realizzare quelle idee e quei progetti di cui si discute da tempo. A pagamento sì, ma non per tutti.

Gli stessi deputati fanno sapere che continueranno a entrare gratis i residenti in Campania, nati a Napoli e provincia, i minori di 18 anni se accompagnati da un adulto pagante, i religiosi, i giornalisti, i disabili, gli accompagnatori dei disabili e gli insegnanti alla guida delle scolaresche.

Una hostess all’ingresso della Cappella – tutt’oggi di proprietà della città e amministrata dalla Deputazione che ha il compito di custodire le reliquie e il Tesoro del Patrono – controllerà i documenti dei visitatori prima di staccare i biglietti a chi non rientra nelle categorie esonerate.

L’ingresso individuale a pagamento, – si legge in una nota – va ad aggiungersi a quello posto in essere già da un anno per i gruppi turistici, nell’ambito di un piano di maggiore efficienza gestionale voluto dalla Deputazione – organismo laico nato nel sedicesimo secolo dagli antichi Sedili – che ha intrapreso negli ultimi anni una riorganizzazione volta a massimizzare la conservazione – e la divulgazione – dell’inestimabile patrimonio artistico e culturale che da circa 500 anni custodisce – e accresce – a nome e per conto del popolo partenopeo“.

Ma perché i napoletani sono esenti dal pagamento? La ragione è legata a una tradizione antica e la storia è fin troppo nota. Risale al lontano 1527 e a quel legame profondo tra il santo e i napoletani nato in seguito a un contratto – stilato davanti a tre notai – che stabiliva la costruzione di una cappella per il patrono in cambio della perenne protezione contro le calamità. Protezione regolarmente ricevuta.

Ed ecco perché il Tesoro e la stessa Cappella barocca – all’interno del Duomo – rappresentano un prezioso e unico tassello nella storia della città, da custodire e da valorizzare. San Gennaro, secondo calcoli ufficiosi, vanta oltre venticinque milioni di devoti sparsi nel mondo, ed è già un “patrimonio” nei fatti.

Risale infatti ai primi giorni del mese di luglio la candidatura – rilanciata con forza dal cardinale Crescenzio Sepe – del culto di San Gennaro per il riconoscimento Unesco quale “bene del patrimonio immateriale dell’Umanità”. Una strada già percorsa e destinata a essere lunga, come ha detto lo stesso arcivescovo. Si tratta infatti di una procedura oltremodo complessa: burocrazia e carte bollate, relazioni e tanta documentazione per dimostrare che San Gennaro resta un “pezzo unico”, straordinaria testimonianza di una tradizione culturale antica e imprescindibile. La procedura è stata avviata. Bisognerà aspettare sperando che questa sia la volta buona

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