Massimo Fini contro i meridionali: “Non possono essere trattati come i settentrionali che lavorano 15 ore al giorno”

In un articolo, pubblicato su “Il Fatto Quotidiano”, il noto giornalista Massimo Fini ha offeso apertamente milioni di meridionali. 

All’interno del testo si legge: “Nord Centro e Sud sono diversi. Da chi vive al calor bianco del Sud non si può pretendere che si comporti come l’industriattolo brianzolo che, non certo solo per il clima, lavora sodo 15 ore al giorno. Di converso, chi vive e lavora al Sud non può pretendere lo stesso tenore di vita dell’industriattolo brianzolo. Tutti gli uomini e le donne in Italia hanno pari dignità ma vivendo in situazioni economiche, sociali, culturali e climatiche diverse, non possono essere trattati tutti allo stesso modo.”

Un vero e proprio attacco gratuito ai danni dei meridionali, costretti a fare i conti di frequente con dichiarazioni del genere, palesemente di stampo denigratorio. Più volte il Sud è stato accusato di essere inferiore al Nord, sulla base di questioni fondate sul nulla, come in questo caso. In sintesi, secondo Fini, sarebbe utile una disparità di trattamento per meridionali e settentrionali in quanto soltanto questi ultimi lavorano sodo. 

Egli ha messo in dubbio anche la validità della questione meridionale: “Devo dire anche che l’eterno piagnisteo meridionale, a più di 150 anni da quella sciagura che è stata l’unità d’Italia, comincia a dare su i nervi. In Italia non esiste nessuna questione meridionale su cui sono state riempite intere biblioteche. Esiste una questione settentrionale dimenticata, o comunque obnubilata, da una parte del Paese che deve trascinarsi dietro a forza di un’altra recalcitrante.”

Una questione meridionale che, in realtà, come emerge dalle sue parole, non solo è esistita ma non è mai stata risolta. 

A commentare l’estratto è il Prof. Gennaro De Crescenzo: “Fini si lascia andare a considerazioni che se fossero state associate a qualsiasi altra comunità avrebbero (giustamente) scatenato reazioni anti-razziste. E parliamo di un famosissimo giornalista e non di un tizio che indossa magliette anti-meridionali sullo stadio. La libertà di parola esiste ma non può esistere quella di insultare milioni di persone con luoghi comuni beceri e razzisti.”

“In sintesi, i lombardi lavorano sodo e i meridionali non lavorano (poco contano per Fini i sacrifici immani che i meridionali fanno per sopravvivere e affermarsi). Se i meridionali si ribellano sono artefici di piagnistei (e non di rivendicazioni sacrosante di diritti negati) che ormai danno su i nervi (a Fini e ai suoi compagni padani)”.

“L’Unità d’Italia fu una sciagura (per chi, però, Fini non lo scrive, forse ignorando che fino a quel momento il Sud stava messo meglio del Nord). Non esiste la questione meridionale ma quella settentrionale, con un Nord che deve trascinare la solita palla al piede del Sud (e Fini ignora pure non solo i saccheggi antichi ma anche quelli recenti, come quegli 840 miliardi di euro sottratti al Sud in 17 anni)”.

Di qui, nessuna risposta altrettanto vile ma una semplice lettera rivolta all’ex Banco di Napoli, attuale Intesa San Paolo, primo sponsor de “Il Fatto Quotidiano”: “Noi non saremo più clienti fino a quando finanzierà giornali che ospitano articoli come quello di Massimo Fini che ha offeso e insultato milioni di meridionali.”

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