Francia riduce quarantena a 7 giorni, Italia valuta l’opzione: “Da noi troppa cautela”

La Francia ha stabilito che i giorni dell’isolamento per chi è positivo al Coronavirus o è entrato in contatto con un soggetto infetto non saranno più quattordici, ma solo sette.

La decisione è stata presa perché il ministro della Sanità ha spiegato quanto segue: “Si è più contagiosi nei primi cinque giorni dopo la comparsa dei sintomi o dopo un test positivo. Poi la contagiosità diminuisce in maniera molto significativa e dopo una settimana rimane, ma è molto debole.

Negli Stati Uniti, ad esempio, già a Luglio i Cdc (Centres for Disease and Prevention) hanno optato per una quarantena di 10 giorni dall’inizio dei sintomi, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda (in assenza di tampone) almeno tre giorni senza sintomi e per gli asintomatici un isolamento precauzionale di dieci giorni dopo il tampone positivo.

Il nuovo provvedimento preso dalla Francia per quanto riguarda la riduzione del periodo di isolamento potrebbe rivelarsi un ottimo spunto anche per l’Italia e per il resto dell’Europa. Molti sono già d’accordo con la Francia, tra cui Mario Clerici, professore ordinario di Immunologia all’Università di Milano. Clerici, secondo quanto riportato dal Corriere.it, ha affermato quanto segue:

Da noi c’è stato un eccesso di cautela. Raccomandare 14 giorni di isolamento aveva senso all’inizio dell’epidemia ed è stato giusto perché ancora non sapevamo nulla di questo virus, ma oggi conosciamo molti più dettagli e una quarantena così lunga soprattutto per gli asintomatici, è eccessiva. Una settimana senza sintomi secondo me è più che sufficiente per garantire che la persona non è più in grado di contagiare perché nel frattempo subentra la risposta mediata da anticorpi, cellule T e immunità innata”.

Anche Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell’istituto Galeazzi di Milano reputa l’opzione francese “Interessante e merita una valutazione soprattutto per gli aspetti pratici nei confronti della popolazione. Credo sia arrivato il momento per valutare un cambiamento alla luce del fatto che sono effettivamente i primi giorni di infezione a essere quelli più pericolosi”.

Secondo Luca Richeldi, pneumologo, membro del Comitato Tecnico scientifico: È una decisione che molto probabilmente verrà valutata anche in Italia, soprattutto perché avrebbe grande impatto nel rendere più semplice le misure di quarantena. È molto improbabile che una persona sia ancora contagiosa dopo dieci giorni. Oggi siamo in una fase in cui probabilmente avendo una pressione inferiore e meno emergenziale possiamo forse prenderci il lusso di scelte meno conservative.

Dobbiamo valutare se il rischio è accettabile conclude Richeldi – Potrebbe eventualmente essere discussa, ma è una mia idea personale, una quarantena differenziata per diverse forme cliniche, meno giorni per chi è asintomatico”.

Ma cosa c’è dietro? Forse una soluzione economicamente comoda e conveniente, piuttosto che effettivamente tutelante per la salute dei singoli cittadini.

Dalla Festa dell’ Unità di Modena arriva l’apertura del premier Giuseppe Conte, il quale dichiara, senza tergiversare troppo, che l’opzione di ridurre la quarantena da 14 a 7 giorni, qualora fosse possibile attuarla, ridurrebbe i costi sociali ed economici: “Alcuni Paesi stanno riflettendo sulla durata della quarantena, è una prospettiva importante. Se fosse possibile ridurla a 7 giorni, potremmo ridurre i costi sociali ed economici“.

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