Covid, allarme contagi nelle scuole: sono il 15,1% del totale

È stata ampiamente criticata la decisione del governatore De Luca di sospendere le attività didattiche in Campania, ma i dati pervenuti dall’Unsic sembrano giustificarla ampiamente. Sembra che la percentuale dei casi di covid registrati nelle scuole, tra studenti, docenti e personale ausiliario potrebbe essere arrivata a circa il 15,1% dei contagi su scala nazionale.

Questi sono i dati calcolati dall’ufficio comunicazione dell’Unsic, sindacato datoriale. L’Unsic ha rielaborato i dati ministeriali, rapportandoli al totale dei contagi nel periodo dal 14 settembre al 10 ottobre, e scremandoli con i dati disponibili delle aperture delle scuole avvenute tra il 24 e il 28 settembre in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania e Puglia.

Le stime elaborate dal sindacato in base ai dati regionali rivelano un fenomeno preoccupante: sono oltre 10mila gli studenti contagiati dal virus, tra cui almeno 160mila finiti in quarantena. A ciò si sommano le numerose assenze “cautelative” di intere classi per casi indiretti (contagi di genitori, fratelli e sorelle di studenti), e le attese sempre più lunghe per i risultati dei tamponi.

Tutto ciò ha conseguente pesanti non solo sulla psiche di alunni e personale scolastico, ma anche sulla stessa attività didattica. Un altro punto fondamentale è la mancanza di docenti: per ogni studente contagiato, in media, sono messi in quarantena sette professori, che per legge sono ritenuti in malattia e di conseguenza non possono nemmeno insegnare a distanza.

Finora la Campania è l’unica regione italiana ad aver disposto la chiusura delle scuole in via precauzionale. Un altro provvedimento al riguardo è stato adottato in Umbria, dove la didattica a distanza giornaliera è prevista per il 50% degli studenti delle scuole superiori fino al 14 novembre.

Si sarebbero dovuti concentrare gli investimenti sulle nuove tecnologie e sulla formazione informatica dei docenti, prevedendo l’importanza della Dad per quest’anno scolastico, anziché destinare centinaia di milioni di euro ai banchetti”: lo sottolinea Domenico Mamone, presidente dell’Unsic.

La didattica a distanza ovviamente è cosa diversa dalla scuola in presenza, ma siamo immersi in un’emergenza che richiede soluzioni pragmatiche e non ideologiche, almeno per le scuole superiori”.

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