Tasso di mortalità del Covid-19: i fattori influenti e le differenze con la letalità dell’influenza

Il tasso di mortalità da Covid-19 è uno degli argomenti più dibattuti da inizio pandemia. La percentuale di decessi, per fortuna, è bassa ma sembrerebbe che questi ultimi siano influenzati da una serie di fattori. Lo hanno spiegato Timothy Russell, della London School of Hygiene and Tropical Medicine, e Eskild Petersen, dell’European Society for Clinical Microbiology and Infections Diseas di Basilea. Di seguito i punti salienti dell’intervista rilasciata a Camilla De Fazio, di “Quotidiano Sanità”.

Gli esperti spiegano che il tasso di letalità del Covid-19 non è facilmente calcolabile in quanto condizionato da vari fattori. In particolare dall’età, dunque, dalla distribuzione demografica. Quest’ultima, variando da paese a paese, rende difficile fare delle stime europee, ma il range varia dallo 0,3% all’1%.

India e Africa, con una popolazione più giovane, di certo non hanno lo stesso tasso di letalità dell’America, con un maggior numero di anziani. In Lombardia, ad esempio, è stato calcolato un tasso di letalità dello 0% fino ai 40 anni e del 16,6% oltre gli 80. Ovviamente, anche in presenza di comorbidità (coesistenza di più patologie) aumenta il rischio di mortalità.

Il calcolo del tasso di mortalità da Covid-19 diventa complesso anche in ragione del fatto che, con l’incremento degli asintomatici, molti sono i casi a non esser segnalati. Inoltre, una percentuale di incertezza si lega anche al fatto che ogni Paese valuta in modo diverso il numero di casi. In ogni caso, a livello mondiale, dovremmo aspettarci un tasso dello 0,6%.

Gli esperti avanzano anche nette distinzioni tra Covid-19 e influenza. La letalità annuale di quest’ultima, infatti, è soltanto dello 0,1%. Da un’indagine pubblicata sulla rivista “The Lancet” è emerso che il Covid-19 in Lombardia è stato 100 volte più mortale dell’influenza del 2009. Inoltre, a differenza di quest’ultima, produce danni a lungo termine (polmonari, ictus e insufficienza renale) anche in soggetti non affetti da altre patologie.

In quanto ai comportamenti da adottare per frenare il contagio, gli esperti, oltre alle consuete norme più volte ribadite, sperano nella rapida introduzione di un vaccino.

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