Lockdown, la ‘Napoli’ di cui nessuno parla: la protesta pacifica e silenziosa di Pomigliano

L’annuncio di ulteriori strette e l’ipotesi di un nuovo lockdown hanno scatenato il caos in Campania. La protesta avviata a Pomigliano, tuttavia, a differenza di quella di Napoli che sta rimbalzando tra social e tv, è un esempio di civiltà ma, come spesso accade, quasi nessuno ne parla.

I cittadini sono scesi in piazza di notte, quasi a voler sottolineare il buio totale in cui potrebbero ricadere in vista di nuove restrizioni. Si sono uniti, pur rispettando la giusta distanza, e non hanno abbassato le mascherine, consapevoli della difficile situazione sanitaria che sta colpendo il nostro Paese.

Hanno sbandierato due striscioni con su scritto: “Fase 3, il commercio chiude per sempre” e “Non si cura il Covid con la fame dei lavoratori”. Nessuna violenza, zero aggressioni, solo tanta voglia di rivendicare un proprio sacrosanto diritto: quello al lavoro. A riprova del fatto che Napoli non è solo quella che si vede in Tv, non è fatta soltanto di gente che aggredisce e incendia i cassonetti. Napoli è molto altro ma la sua immagine viene sporcata da pochi incivili e fomentata dai media nazionali.

Oggi, si sarebbe dovuto parlare di altro, invece, si è perso di vista il motivo scatenante di questa rivolta. La violenza di ieri, di certo, va condannata e ciò soprattutto per aver inferto ancora una volta un duro colpo alla maggioranza dei lavoratori napoletani, adesso non solo disperati ma anche associati ad un’immagine della loro città che non gli appartiene.

Tra loro, i protagonisti della protesta di Pomigliano. Quelli che hanno reso possibile una manifestazione pacifica che si è svolta in silenzio, nel pieno rispetto delle autorità e della stessa cittadinanza, ma di cui nessuno ne sa nulla. Del resto, Napoli fa notizia nei media solo se accostata a violenza e camorra.

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