Covid, il racconto drammatico di Noemi: “Ero praticamente morta, i medici hanno salvato me e la mia bambina”

Foto profilo facebook Noemi De Lillo

Covid – il racconto di Noemi. Il covid sta mettendo in ginocchio il Mondo intero sia a livello sanitario che economico. Sono tante le storie di persone sopravvissute che vogliono dire la loro sul virus scagliandosi contro ii negazionisti.

Noemi è una ragazza di Napoli che vive a Bra (provincia di Cuneo) che ha raccontato sul proprio profilo facebook la sua lotta, e quella della sua bambina in grembo, contro il covid. Un racconto lunghissimo, scritto per dare luce alla realtà dei fatti, che il virus esiste e che non è vero che colpisce solo gli anziani. Ecco le sue parole:

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QUESTO VIRUS ESISTE. ESISTE.

L’ho vissuto e lo sto vivendo sulla mia pelle insieme a Diego (il compagno ndr). Positivi entrambi da sabato 17 ottobre. Sana di costituzione, forte e senza patologie passate.

Difficilmente sono uscita in questi mesi a causa dei problemi che la gravidanza mi sta portando e della minaccia di parto prematuro avuta a settembre. Mi sveglio con forte tosse, febbre alta e contrazioni. Decido di chiamare il mio ginecologo e informarlo… Non fosse stato per le contrazioni probabilmente non sarei neanche andata in ospedale. Sarebbe stata la mia fine e quella di mia figlia.

Arrivo in ospedale, tampone, positiva. Subito scatta il ricovero in ginecologia covid. Ci sono solo io in tutto il reparto. La fase acuta si sviluppa nella notte fra domenica e lunedì mattina. Dal nulla. È un attimo.

Inizio ad avere convulsioni nel letto, la temperatura scende a 33 gradi. Ipotermia. Non ossigeno più. Non respiro. Sento freddo, sento l aria che mi lascia, sento i muscoli che tremano e si contraggono e le forze che mi lasciano. Sento i dottori che entrano nella camera senza protezioni, senza mascherine, senza guanti, non ce tempo.

Sento urlare SALVIAMO LEI O LA BAMBINA, LA BAMBINA NON HA PIU BATTITO, DOBBIAMO INTUBARLA, DOBBIAMO FAR USCIRE LA BAMBINA, L ANESTESIA NON LE DAREBBE POSSIBILITÀ.

Io non respiro e sento dentro di me che tutto sta succedendo realmente a me. L ostetrica mi stringe la mano, mi urla NOEMI DEVI RESPIRARE, NOEMI GUARDAMI, DEVI RESPIRARE.
Senti aghi in ogni parte del corpo, sento mani, sento paura, sento niente. È una corsa in terapia intensiva. Decine di medici intorno che fanno il possibile per me, per Eva. Per noi.

La temperatura ha avuto un balzo da 33 gradi a 42. Mi ricoprono di ghiaccio. Sento aghi. Sento tubi. Sento ossigeno che cercano di darmi ma non basta. Non basta. Non respiro, non riesco. Mi infilano il casco per respirare. Mi sento di morire. L’ aria esce controllata da un macchinario. Mi manca l’ aria. Ne voglio di più ma non arriva.

Mi scoppiano le orecchie dentro il casco, mi scoppia il cuore, mi scoppia la testa, mi scoppia tutto. Ho paura. Sento che non ce la faccio. La bambina torna a dare segni di vita. Sento il suo cuore battere. Sento la dottoressa ringraziare Dio. Sono passate esattamente 4 ore dall’ inizio di tutto. Sono nuda su un lettino con 12 flebo, un casco, attaccata all ossigeno, ho male ovunque, ho tubi ovunque, fili ovunque.

L anestesista mi accarezza, mi dice BENTORNATA FRA NOI. L’ostetrica, Jessica, non mi ha mollato la mano per 4 ore. 8 giorni di inferno. Non si sa se ci saranno ripercussioni sulla bambina, tanti dubbi su questa malattia, su questo virus, sulle donne in gravidanza in questo stato.

Ora sono a casa, aspettiamo l esito del secondo tampone e leggo gente scrivere È UN COMPLOTTO, È TERRORISMO, È UN INVENZIONE, È SOLO UN INFLUENZA, AI GIOVANI NON SUCCEDE NULLA, CAPITA SOLO AI VECCHI, LE TERAPIE INTENSIVE SONO VUOTE.

L’ ho vissuto. L’ ho visto. La paura negli occhi dei dottori, delle infermiere, dei volontari, dei pazienti, nei miei. Ringrazio chi mi è stato vicino, chi ha avuto il tatto e la decenza di accettare il nostro silenzio e i nostri tempi, di avere la decenza di rispettare la mia privacy fino a mio volere, di capire che era il momento di stare in silenzio e aspettare che avessi le forze per reagire, per parlare, per sapere cosa dire.

Ringrazio i dottori e le infermiere dell’ospedale di Verduno che senza guardare il faccia a nessuno hanno rischiato la loro salute e vita x salvare la mia. Ringrazio gli amici, quelli veri. Ho paura. Ho ancora paura. Ho paura pensando alle persone che stanno vivendo quello che ho vissuto, in maniera più grave, che sono morte per fame d’aria.

IL VIRUS NON ESISTE? Mi ricorderò per sempre la dottoressa e il suo BENTORNATA FRA NOI.
Gli occhi di chi mi guardava nei giorni dopo e mi diceva SAI NON RICORDI IO C ERO L ALTRA SERA, È UN MIRACOLO VEDERTI COSI OGGI..gli occhi.

Questo 2020 finirà, questa pandemia finirà, questo terrore finirà… Ma non siamo invincibili. Non siamo immuni. Non siamo giovani. Non siamo NON CE NE COVIDDI E UN COMPLOTTO PERCHE SIAMO DELLE CAPRE.
È l unica volta nella mia vita dove spero a giorni di sentirmi dire SIETE FORTUNATI PERCHE SIETE NEGATIVI.
Grazie a tutti per l ascolto e riflettete”.

 

QUESTO VIRUS ESISTE.

ESISTE. L ho vissuto e lo sto vivendo sulla mia pelle insieme a Diego.

Positivi entrambi da…

Pubblicato da Noemi De Lillo su Martedì 3 novembre 2020

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