De Luca sul Natale: “Se non siamo rigorosi ora non potremo fare i vaccini a gennaio”

Nel corso della conferenza stampa del venerdì, De Luca fa il punto sulle azioni intraprese in vista del Natale e lancia un appello ai cittadini campani.

C’è un assedio delle Regioni nei confronti del Governo per chiedere provvedimenti meno rigorosi“, osserva De Luca. “La Regione Campania chiede provvedimenti più rigorosi. Mi auguro che anche il sistema informativo, quindi, trasmetta notizie rispondenti alla realtà.

Siamo tanto abituati a considerare solo quelle 3-4 regioni del Centro-Nord che scambiamo le loro posizioni per le posizioni del resto d’Italia. La Campania sostiene una linea di rigore, è contraria al rilassamento, all’apertura della mobilità, a tutte le manfrine del tipo ‘cosa dobbiamo fare a Natale’. Dobbiamo sapere che in queste due settimane ci giochiamo il futuro del nostro Paese. Decidiamo se ci sarà un ecatombe a gennaio oppure no.

Continuiamo ad avere 800-900 morti al giorno e riprendiamo la manfrina del periodo estivo, registrata soprattutto a causa di tante regioni del Nord. Sono state loro che a maggio-giugno hanno cominciato la pressione per aprire tutto. Oggi i dati delle terapie intensive ci presentano un quadro del genere: 140 ricoveri in Campania, il doppio in tante regioni del Nord”.

De Luca sul Natale: perché è un periodo decisivo

“La Campania è sempre sulla stessa linea: riaprire tutto e per sempre. Perché dobbiamo essere rigorosi e smetterla con la demagogia: perché siamo in guerra, ma siamo di fronte a un mese decisivo per due ragioni. In primo luogo, tra fine dicembre e inizio gennaio avremo il picco influenzale: e  in secondo luogo, se abbiamo una ripresa forte di contagio e un’esplosione dell’influenza, non potremo fare le vaccinazioni anti-covid“.

De Luca si sofferma quindi sui dati dei ricoveri e dei decessi. “Rimaniamo la regione con il tasso più basso di decessi, nelle TI abbiamo 140 ricoveri e nessun nuovo ricovero. Registriamo metà dei ricoveri del Veneto, 1/3 di quelli della Lombardia. Siamo la prima regione d’Italia per tempo di attesa tra sintomi e diagnosi, che è pari a 24 ore.

Questi sono i dati comunicati dalla Protezione Civile, dall’Unità di Crisi e dal Ministero della Salute, al di là delle campagne di sciacallaggio che si vanno concludendo nel ridicolo”.

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