Covid, de Magistris: “Preoccupa il numero di morti. Potrebbero essere di più rispetto a quelli comunicati”

Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha parlato dell’elevato tasso di mortalità da covid registrato a Napoli ribadendo la necessità di mantenere alta la guardia.

Luigi de Magistris: “Elevato tasso di mortalità a Napoli”

“Io sono molto preoccupato del numero di morti. Credo che a Napoli e in Campania sia molto alto e secondo me va tracciato anche con una maggiore attenzione. Potrebbero essere di più rispetto a quelli che ci vengono comunicati. Bisognerebbe anche capire come e dove muoiono, se a casa o in ospedale. Il tasso di mortalità è alto, quello di contagio non è basso, siamo in linea con la situazione che c’è nel Paese.”

I mesi di gennaio, febbraio e marzo come sapevamo saranno tre mesi molto difficili. L’auspicio è che cominci a divenire efficace il vaccino. Mi auguro che la campagna vada avanti celermente in maniera un po’ più ordinata e organizzata.”

La città partenopea è stata colpita da un elevato numero di decessi, come spiega il primo cittadino: “L’autunno a Napoli è stato caratterizzato da un’alta mortalità. Questa ha avuto un trend esponenziale a partire dal mese di settembre fino ad arrivare a novembre. Tutto quel momento di confusione e conflittualità sui colori tra Governo e Regioni non ha aiutato. Serve armonia, adeguatezza e capacità di intervenire in maniera rapida. Questa confusione non sta aiutando nel contrasto alla pandemia.”

Sulle misure da adottare ha detto: “A gennaio, febbraio e marzo bisogna continuare con delle restrizioni importanti. Credo che l’inizio della liberazione progressiva dalla pandemia cominci dalla primavera. Da lì si potrà misurare la rinascita di un Paese.”

“Dal Governo nazionale, di intesa con le Regioni, mi sarei aspettato una più capace convivenza col virus. Il balletto, la litania, le contraddizioni le ambiguità e l’inadeguatezza che si sono viste sulla scuola sono davvero incredibili. Lo testimonia la protesta degli studenti di ieri. Governo e Regioni ci hanno inchiodato a fare riunioni in prefettura anche nei giorni di Natale per questo, poi solo alcune Regioni hanno riaperto. Io credo che il diritto all’istruzione dovrebbe essere un diritto riconosciuto a tutti.”

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