Scuola, De Luca: “Abbiamo avuto famiglie disperate. Difficile tenere un ragazzo 7 ore con la mascherina”

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Il Presidente De Luca, nel corso della sua ultima diretta, è tornato nuovamente sulla questione della riapertura delle scuole, chiarendo le finalità della raccomandazione diffusa nella giornata di ieri.

De Luca, riapertura scuole: chiarimenti sulla raccomandazione

Queste le sue parole: “C’era stato un orientamento nazionale che prevedeva l’apertura delle scuole secondarie superiori. Nell’ipotesi di rientro al 75% era indispensabile potenziare il trasporto per evitare assembramenti su autobus e treni.”

“Poi c’è stata una riunione del Comitato Tecnico Scientifico che nel giro di 4 ore ha deciso che bisognava aprire tutto. Una decisione assolutamente opportunistica che serviva a scaricare il problema su Regioni e territori. Grave anche la responsabilità del Presidente del Consiglio che ha assecondato il Ministro dell’Istruzione sulla quale non dico nulla di quello che vorrei dire.”

“Così si è lavorato sulla base degli orientamenti nazionali a potenziare il trasporto. Il piano rimane assolutamente in vigore, non lo ha cancellato nessuno. Abbiamo 449 autobus aggiuntivi, ulteriori 200 mezzi riprogrammati ad hoc per il trasporto scolastico con corse aggiuntive per un investimento di 26 milioni di euro. Questo piano si sarebbe accompagnato ad una differenziazione degli orari proprio per evitare gli assembramenti.”

“Nella giornata di ieri abbiamo pubblicato una raccomandazione, non credo di dover spiegare la differenza tra ordinanza e raccomandazione. L’ordinanza decide cose vincolanti, la raccomandazione è un invito ad approfondire alcuni aspetti. Non ha cancellato nulla ha solo proposto a tutti gli interessati alcune riflessioni perché da lunedì ad oggi siamo stati inondati di sollecitazioni di diverso segno perché il tema della scuola in presenza è un tema complicato che deve trovare punti di equilibrio tra diversi interessi, senza estremizzazioni.”

Famiglie, ragazzi e docenti si sono mostrati preoccupati per il rientro in classe: “Nel corso di questi giorni abbiamo avuto famiglie che ci hanno manifestato la propria disperazione nel caso di orari differenziati. Altri ci hanno segnalato il problema dei pendolari per il quale non è possibile coprire in toto il trasporto pubblico. Altre famiglie ancora ci hanno segnalato il problema dell’obbligo di frequenza dentro le scuole, o perché hanno bambini immunodepressi o in famiglia persone fragili e chiedevano di contare su un’organizzazione più flessibile. Volevano continuare con la DAD che per moltissimi casi funziona bene.”

“Abbiamo inteso segnalare questi problemi alle autorità scolastiche che, tuttavia, rimangono titolari in via esclusiva della programmazione scolastica. Molte famiglie hanno segnalato l’opportunità di far entrare la metà delle classi una settimana e l’altra la settimana successiva senza toccare gli orari. Questo avrebbe ridotto gli affollamenti e risolto il problema della congestione che si determinerebbe in caso di presenza al 75%.”

“Ci hanno fatto rilevare che era una cosa difficile da sostenere avere un ragazzo dalle 10 alle 17 con la mascherina. Qualcuno dice che come si va al supermercato così si può andare anche a scuola. Nel supermercato vai, ci stai 5 minuti per fare la spesa in uno spazio ampio poi te ne vai. Tenere 30 alunni in una classe con le finestre chiuse, con la mascherina che non puoi tenere sul volto per 6/7 ore è una cosa molto diversa.”

“A me pare che alcune cose che ci sono state segnalate sottolineano dei problemi reali. Vorrei anche dire che 6 ore chiusi in un ambiente limitato, con le finestre che non possono essere aperte d’inverno, non può non determinare qualche problema sanitario. Vorrei sapere da un educatore qual è la soglia di attenzione che può avere un ragazzo alle 4 del pomeriggio? C’è efficacia dal punto di vista didattico nel propendere verso un prolungamento di orario?”

“I problemi che ci hanno segnalato a mio parere hanno un fondamento poi decideranno le autorità scolastiche. Bisogna rapportare le attività scolastiche alla situazione dell’epidemia, vi ricordo che in Germania ancora oggi è chiuso tutto. Non siamo obbligati a seguire l’esempio di nessuno siamo dinanzi un problema non riducibile a battute e estremizzazioni.”