I Re di Napoli si schierano in favore dell’Astir

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Ormai è la terza notte consecutiva che gli operai dell’Astir abitano le impalcature da loro installate di fronte Palazzo Reale. Gli operai dell’Astir sono in liquidazione e chiedono solidarietà e consiglio addirittura ai Re di Napoli, i quali non dissentono per la protesta che ha oggettivato l’opinione secondo cui “il lavoro è ormai in croce”, succube di una Repubblica che ha dimenticato il patto costituzionale e i suoi miti fondatori.

Purtroppo riferire che la Repubblica italiana è una repubblica fondata sul lavoro, in un paese neoliberale a deriva corporativistica, e che prevede costituzionalmente la tutela della proprietà privata (che ricordiamo non essere quella individuale) non smuove più personalità. Fatto sta risulta ancora eclatante l’indifferenza delle autorità politiche, le quali invece di esercitare i propri talenti, preferiscono non schierarsi, in quanto così si deve fare per poter sopravvivere un ulteriore legislatura.

I 480 lavoratori chiedono lo sblocco della cassa integrazione e il riassorbimento di essi nella nuova società Campania Ambiente. Il gruppo di centrodestra, tra cui più di tutti Pietro Diodato (consigliere regionale di An), boicotta il provvedimento legislativo in favore dell’Astir in virtù dei sospetti in base ai quali la società stessa fu concepita dal precedente governo di Centrosinistra a fini clientelari, e di conseguenza il tracollo finanziario (il quale esige al momento un salvataggio di 17 milioni di euro) è un esito conseguente di cui “limitarsi a prendere atto”. Ancora Diodato sottolinea che il salvataggio dei lavoratori non implica il salvataggio della società in liquidazione e che sicuramente dovrà essere, per il bene dei primi, trovata una risoluzione in tempi più che brevi. Per non parlare dell’assenza della Giunta e di gran parte dei consiglieri regionali di Centrosinistra, la quale legittima tacitamente i sospetti giornalistici secondo i quali è proprio la maggioranza a disertare i lavori per una soluzione (almeno giuridica).

Sembrerebbe che dall’alto non arriveranno soluzioni, a meno che le soluzioni non arrivino dal basso e dal lavoro d’ingegno dei lavoratori in agitazione. Numerosi gli esempi in passato di operai che hanno sollevato le sorti delle loro aziende in liquidazione costituendosi in società cooperative.

Ancora una volta è il lavoro al centro della questione!

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