“Diego”, il dipinto che raffigura Maradona bambino: verrà esposto al Museo di Capodimonte

dipinto maradona bambino

Una mostra profonda, che svela il rione Sanità in tutta la sua forza e la sua bellezza negli occhi e nei volti dei suoi figli più giovani e fragili: bambini e ragazzi (tra cui anche Maradona da bambino), dipinti e scolpiti da Paolo La Motta, artista che vive e lavora nel quartiere.

La Motta, grazie alle sue abilità scultoree e pittoriche, riesce a far emergere l’anima di questi ragazzi, la loro angoscia, le loro speranze, i loro sogni, istantanee di un’infanzia spesso aspra e quasi sempre troppo breve.

I volti saranno esposti nella sezione arte contemporanea del Museo e Real Bosco di Capodimonte nel corso della mostra “Capodimonte incontra la Sanità (dal 18 febbraio al 19 settembre 2021), a cura di Sylvain Bellenger e Maria Tamajo Contarini, promossa e organizzata dal Museo e Real Bosco di Capodimonte in collaborazione con l’associazione Amici di Capodimonte Ets e realizzata grazie al sostegno della Regione Campania, con fondi europei Poc-Programma operativo complementare 2014-2020, su progetto di allestimento dell’architetto Lucio Turchetta e coordinamento di Maria Flavia Lo Regio.

Nell’esposizione sono riuniti ventitré dipinti tra cui vi sarà anche il dipinto “Diego”, l’ultima opera di La Motta che raffigura Maradona da bambino, come omaggio al campione scomparso, nove sculture e il polittico che raffigura Genny Cesarano, il ragazzo che fu ucciso nella notte tra il 5 e 6 settembre 2015, in piazza Sanità durante uno scontro fra bande rivali, ennesima vittima innocente della camorra in un quartiere martoriato.

Paolo La Motta raffigura nelle sue opere i ragazzi dei quartieri popolari Stella, Sanità e Vergini con cui organizza i laboratori di scultura all’Istituto Papa Giovanni XXIII. Le loro storie, spesso vicende di disagio e di un’infanzia troppo presto abbandonata, perdono la collocazione spazio temporale per diventare archetipi assoluti.

E così scorrono davanti ai nostri occhi l’intensità, la curiosità, la malinconia, l’ansia, l’impegno e la serietà e nello stesso tempo i valori plastici della pittura italiana e le campiture uniformi dei fondi dell’arte giapponese.

L’opera “Diego” è un olio su tavola di piccole dimensioni (25×30 cm), che raffigura il campione Diego Armando Maradona da bambino, donato al Museo dall’Associazione Premio GreenCare Aps con il socio sostenitore Gianfranco D’Amato.

Il dipinto di Maradona da bambino si lega idealmente ai due campetti di calcio realizzati nel Real Sito, per favorire il legame tra i giovani napoletani, esaltare il valore sociale del Bosco e intercettare nuovi pubblici nel Museo. Occhi quasi socchiusi, fronte corrucciata, smorfia e nell’insieme l’espressione del volto che lancia un grido disperato al mondo. È il bambino innocente, che non sa ancora di essere il futuro Pibe de Oro, che vive a Riva Fiorita in una quasi baraccopoli.

In quello sguardo malinconico, Paolo La Motta, ha colto lo sguardo di chi vive ai margini, lo sguardo degli ultimi tra ultimi, lo sguardo degli scugnizzi di Napoli, lo sguardo dei figli del suo amato Rione Sanità.

La Motta utilizza solo tre colori: ocra gialla, terra di Siena bruciata e blu oltremare; uno studio sulle tonalità che da tempo l’artista approfondisce e sperimenta. Non c’è disegno preparatorio, la pittura è diretta e spontanea e le pennellate, sovrapponendosi, costruiscono l’immagine.

Il suo obiettivo è quello di concentrarsi solo sul volto del bambino argentino, timido ma penetrante, puntato verso l’obiettivo del fotografo.

Inoltre, nel catalogo della mostra, vi è anche un testo dello scrittore Roberto Saviano sul campione Diego Armando Maradona: “Maradona bambino ha pronunciato parole che resteranno scolpite nella memoria di ogni napoletano: “Ho due sogni – disse – il primo è giocare ai mondiali e il secondo è vincerli”. Maradona a Napoli si è sentito a casa, e forse si è specchiato nei suoi bambini più che nei suoi vizi. Il volto di Maradona, anche il volto di lui da bambino, finisce per appartenerci, lo sentiamo nostro, familiare, vicino. È il volto di un bambino che impara a vivere in contropiede, che non teme la sfida, che non teme neppure di mostrarsi, con il suo talento, divino in terra. Beati i bambini, perché solo a loro è concesso di sfidare Dio.

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