Covid, infettivologo del Cotugno: “Tutti i posti letto occupati. Dovremmo considerarci zona rossa”

La diffusione del Coronavirus, e in particolare delle varianti rilevate, continua a preoccupare gli esperti così come conferma il Direttore di Malattie Infettive del Cotugno di Napoli, Elio Manzillo, in diretta su Televomero.

Coronavirus al Cotugno, Elio Manzillo: “Posti letto tutti occupati”

“La fotografia dell’ospedale in cui lavoro non è cambiata negli ultimi mesi. Noi viviamo sempre una situazione di emergenza, abbiamo sempre i reparti con posti letto tutti occupati e poche disponibilità per i nuovi ricoveri. C’è un ricambio continuo, non si fa in tempo a dimettere un paziente che immediatamente ne arriva un altro. Questo vale per tutte le forme di degenza: ordinaria, sub-intensiva e intensiva” – ha detto.

“La preoccupazione principale è il cambio di colore della Regione, quindi l’allentamento delle misure restrittive che consentivano un certo tipo di controllo. Soprattutto con l’arrivo della bella stagione sarà molto difficile riuscire a contenere l’infezione”.

Quanto al rischio di circolazione del virus all’interno delle aule scolastiche, ha detto: “Certo che le scuole sono fonti di contagio. Tutti i luoghi dove c’è assembramento sono fonti di contagio. La scuola non è esente da questo tipo di problema, anzi. Io credo che in questo periodo i nonni meno si vadano a trovare meglio è”.

Passando al problema delle mutazioni del covid: “Le varianti sono un’evoluzione delle malattie da virus che ci aspettiamo sempre. Tutti i virus vanno incontro a mutazioni. Quella inglese è maggiormente presente sul nostro territorio. Il 20% dei campioni valutati sono positivi per le varianti”.

Si rileva un lento ma progressivo aumento di contagi nella popolazione: “Questo stillicidio ci logora. Ormai siamo da un anno a fare questo tipo di lavoro che ci ha distolto dalle nostre attività di infettivologi di prima. Per quanto riguarda la tipologia di pazienti che abbiamo ricoverati sono tutti molto impegnativi, molto avanti con il livello di difficoltà respiratoria. Molti necessiterebbero della sub-intensiva e non sempre c’è la disponibilità del posto letto”.

Eppure, a livello di terapie, si sono fatti diversi passi avanti: “Il Remdesivir ci ha un po’ semplificato rispetto alla prima ondata dove abbiamo utilizzato farmaci del tutto inutili ed inefficaci. Sta salvando molte vite.”

Un’altra speranza è rappresentata dall’efficacia dei vaccini: “Augurarselo è il minimo. La vaccinazione è un atto dovuto nei confronti della comunità. Per vederne gli effetti dovremmo aspettare molti mesi, siamo all’inizio della campagna. Per poterne vedere l’efficacia avremmo bisogno di almeno 6/7 mesi, se non addirittura 8”.

“Ora non possiamo dare nessun tipo di giudizio per quanto riguarda la durata della copertura. Ma vaccinare rapidamente la maggior parte della popolazione ci potrebbe consentire di guardare ad una stagione autunnale un po’ meno pericolosa di quella vissuta quest’anno. L’unico problema è la disponibilità dei vaccini che sembrano vengano dati col contagocce.”

Conclude, poi, con un invito alla cittadinanza: “Dovremmo considerarci zona rossa autonomamente, senza che ci venga detto dall’alto. Forse è l’unica cosa che può guidarci. Ma vedo, dal comportamento che si può osservare camminando per strada a Napoli, che è un’impresa difficile. Basta una giornata di sole, una festività anche molto commerciale per trovare gente in assembramento ovunque e senza mascherine.”

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