Locatelli e Brusaferro: “Le varianti colpiscono più i giovani. Quella brasiliana è diffusa al Centro Italia”

varianti giovaniNel corso della conferenza stampa di presentazione del nuovo dpcm in vigore dal 6 marzo hanno parlato anche il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro e il presidente del Css Franco Locatelli. A loro è spettato il compito di spiegare agli italiani la situazione dei contagi covid nel nostro Paese.

Brusaferro:

“Dovremmo convivere con le nuove varianti. E’ nella natura stessa del virus mutare e alcune varianti però ci preoccupano. Essendo una pandemia abbiamo continue segnalazioni per questo è importante avere indagini di sequenziamento per avere la prevalenza. Un conto è quando importiamo una variante, se vi ricordate abbiamo introdotto il parametro dei nuovi casi sotto la quale il servizio sanitario riesce a tracciare i casi. La variante nigeriana è stata segnalata nel bresciano, è un caso di importazione rapidamente tracciato. Man mano che si diffondono acquistiamo nuovi dati sulla capacità di evadere la risposta immunitaria. E’ importante monitorare settimanalmente l’epidemia, sequenziarle subito e la terza è la vaccinazione.

La variante inglese ha una prevalenza stimata ad oggi (18 febbraio) del 54%. Nella prima metà di marzo sarà la variante dominante nel quadro epidemiologico italiano. In alcune Regioni del Centro Italia ci sono anche altre varianti, non usate questi dati per dare pagelle alle singole Regioni. Ci servono per capire dove meglio intervenire. Abbiamo una prevalenza della variante brasiliana del 4,3% diffusa in Umbria, Toscana e Lazio principalmente. Questo dato è preoccupante perché queste varianti sono nuove e devono essere stimate per capire se garantiscono o meno la stessa copertura vaccinale. Alcuni studi hanno mostrato come queste varianti possono ridurre l’immunità. La variante sudafricana è invece al 0,4%, casi al confine col Tirolo“.

Locatelli spiega invece come le varianti colpiscano principalmente giovanissimi ma senza contagiare in forme più gravi.

“La variante inglese colpisce di più la fascia tra i 10 e i 19 anni e tra i 6 e i 10 anni, vi è infatti un aumento di positivi. Questo non si associa a patologia più grave, la percentuale di soggetti in età pediatrica che necessitano di ricovero non differisce da quella osservata nei primi mesi. Lo dimostrano studi nel nostro paese e quelli fatti in Gran Bretagna. I bambini rimangono fortuitamente risparmiati dalle forme più gravi. L’aumento dei casi ha però portato a scegliere di optare per la didattica a distanza. Sappiamo da tempo che la variante inglese non mostra resistenza all’effetto protettivo indotto dalla vaccinazione con tutti e tre i vaccini a nostra disposizione. Bisognerà studiare invece le nuove varianti. Da domani sarà diffusa una nuova circolare. Per il vaccino ci sarà solo una dose per quelle persone che già hanno contratto il virus. Tale eccezione non varrà per gli immunodepressi”.

 

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