8 marzo: il 98% delle donne ha perso il lavoro, 257 anni per eguagliare gli uomini

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Oggi 8 marzo 2021 è la Festa della Donna. Nel 2021 ci ritroviamo ancora una volta a discutere sulla parità dei sessi, sull’emancipazione e sul fatto che poco o nulla è cambiato, a poco sono servite le lotte, i sacrifici che le donne fanno ogni giorno per essere considerate alla pari degli uomini. In alcuni casi, in alcuni luoghi, ciò avviene ed è bellissimo, ma in molte parti del mondo, purtroppo, la parità dei sessi per le donne è un diritto sconosciuto. In generale, per le donne c’è ancora tanta strada da fare affinché vengano concessi gli stessi diritti degli uomini, e i dati parlano chiaro:

+73% – L’impennata di richieste di aiuto al numero dedicato 1522 e ai centri antiviolenza a partire dal lockdown dello scorso marzo e nel periodo di chiusura del Paese.

98% – La percentuale di donne tra chi ha perso il lavoro nel mese di dicembre secondo l’Istat (99mila donne su 101mila nuovi disoccupati solo tra novembre e dicembre 2020). In tutto il 2020, delle 444 mila persone che hanno perso il lavoro nell’ultimo anno, il 70% circa sono donne.

18% – La percentuale di donne nel ruolo di amministratore delegato nelle aziende italiane (26% a livello mondiale). Guadagnano il 15% in meno dei loro colleghi maschi nello stesso ruolo.

257 anni – Al ritmo attuale, è il lasso di tempo che servirà alle donne per raggiungere gli uomini nella sfera economica e lavorativa secondo la stima del Global Gender Gap Report 2020.

8 MARZO 20121, GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA

+73% – L’impennata di richieste di aiuto al numero dedicato 1522 e…

Pubblicato da Comune di Caserta su Domenica 7 marzo 2021

Si perché le donne, secondo alcuni uomini, non sono in grado di lavorare a pieno ritmo. Se restano incinte è un guaio, perché vanno in maternità e devono anche essere pagate senza lavorare. Poi, quando nasce il bambino, non si dedicheranno mai più al lavoro come prima perché da quel momento in poi penseranno sempre e solo alla famiglia, e quindi assumere una donna è un pericolo, è dannoso per l’azienda. Poi c’è la questione dello stipendio, che è quasi sempre più basso rispetto agli uomini poiché sono loro a dover sostenere la famiglia, più delle donne.

L’Italia è infatti uno dei Paesi europei in cui è più accentuato il gender pay gap, ovvero la differenza salariale fra uomini e donne.

Secondo uno studio dell’Ipsos per We World, ente che si occupa da anni di diritti di donne e bambini in Italia e in altri paesi del mondo, le donne non occupate con figli, a partire dall’inizio del Covid, sono state le più penalizzate dal punto di vista economico (soprattutto per la fascia 25-34 anni).

Il 51 % di queste si sente ora più vincolata alla famiglia e al partner. 3 su 10 delle donne disoccupate con figli ora non cerca nemmeno lavoro. Le donne, inoltre, sono impiegate nei settori che hanno toccato maggiormente la crisi (come quello dei servizi) e talvolta si trovano con contratti part time o che danno, comunque, poca sicurezza. Basti un dato: il part time delle donne in Italia è involontario in oltre il 60% dei casi.

Gli uomini, secondo l’indagine, sono convinti di dare un supporto maggiore di quello percepito dalle partner: il 47% degli uomini dichiara di essersi preso cura dei figli insieme alla compagna contro solo il 22% delle donne.

Inoltre, sono ancora le donne a svolgere i compiti riguardanti la cura della famiglia, elemento che è diventato ancora più presente nell’era Covid : il 38% delle donne (2 su 5) dichiara di farsi carico di persone non autonome come anziani e bambini. Di questi ultimi si occupa maggiormente la fascia più giovane di donne (25-34 anni), mentre i primi sono assistiti dalle più mature (45-54 anni).

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