Vaccino AstraZeneca autorizzato per gli over 65: “No a soggetti vulnerabili”

Coronavirus vaccino

Il Ministero della Salute ha autorizzato la somministrazione del vaccino AstraZeneca nei soggetti aventi più di 65 anni, ma purché il loro stato di salute sia buono, ovvero non presentino problematiche di salute che li rendano estremamente vulnerabili. Una circolare del Ministero afferma infatti che “Ulteriori evidenze scientifiche resesi disponibili non solo confermano il profilo di sicurezza favorevole relativo al vaccino in oggetto, ma indicano che, anche nei soggetti di età superiore ai 65 anni, la somministrazione del vaccino di AstraZeneca è in grado d’indurre significativa protezione sia dallo sviluppo di patologia indotta da SARS-CoV-2, sia dalle forme gravi o addirittura fatali di COVID-19”.

In un periodo caratterizzato da scarsità di dosi all’interno dei paesi facenti parte dell’Unione Europea, potrebbe trattarsi di un’arma in più per immunizzare i soggetti più deboli e procedere, dunque, alla previsione di misure meno restrittive. Tuttavia la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha spiegato che al momento AstraZeneca ha consegnato meno del 10% delle dosi che si era impegnata a distribuire per il primo trimestre.

Il Ministero della Salute, ad ogni modo, spiega:

“Sulle basi di tali considerazioni, anche in una prospettiva di sanità pubblica connotata da limitata disponibilità di dosi vaccinali e alla luce della necessità di conferire protezione a fasce di soggetti più esposti al rischio di sviluppare patologia grave o addirittura forme fatali di COVID-19, il gruppo di lavoro su SARS-CoV-2 del Consiglio Superiore di Sanità ha espresso parere favorevole a che il vaccino AstraZeneca possa essere somministrato anche ai soggetti di età superiore ai 65 anni”.

“Tale indicazione non è da intendersi applicabile ai soggetti identificati come estremamente vulnerabili in ragione di condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici o per patologia concomitante che aumenti considerevolmente il rischio di sviluppare forme fatali di COVID-19 (cfr. allegato 3 della nota protocollo 0005079-09/02/2021-DGPRE). In questi soggetti, si conferma l’indicazione a un uso preferenziale dei vaccini a RNA messaggero”.

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