Estetista denuncia: “Chiusi e senza ristori, se i contagi crescono non è colpa nostra”

brunella sassoNon è possibile che sia colpa nostra, non abbiamo nessuna colpa: siamo chiusi e i contagi non calano“. Così comincia la sua denuncia la dott.ssa Lina Sasso (per tutti Brunella Sasso), estetista napoletana e fondatrice di “ASSOCESTETICA-Associazione Nazionale Estetica, Benessere ed Affini”. Il suo grido è quello di tanti altri professionisti che si vedono tolta la possibilità di lavorare in sicurezza, e non capiscono ancora il perché.

Abbiamo lo stesso protocollo dei centri medici, anzi, il nostro è ancora più articolato“, spiega Brunella. “Mettiamo il copriscarpe e la tuta anti-covid, usiamo guanti, doppia mascherina e visiere; all’ingresso abbiamo non solo termoscanner e gel igienizzante, ma le buste per contenere soprabiti e borse. In più tutti i clienti ricevono un kit monouso. Noi sanifichiamo gli ambienti continuamente, una misura non prevista ma consigliata dal protocollo“.

Ora Brunella Sasso si batte per difendere il mondo in cui lei è nata e cresciuta, che viene sempre più trascurato. Estetista e biologa, Brunella ha deciso di arricchire la propria formazione frequentando l’università, ma a sempre avuto a cuore l’estetica, arrivando a insegnare questa materia anche in un corso autorizzato dalla Regione.

Ma è stato a novembre del 2020, con la seconda ondata e le chiusure che sono seguite, che Brunella ha preso un’importante decisione: aprire un’associazione di categoria nazionale. ASSOCESTETICA è nata da poco, eppure il gruppo Facebook al quale è legata conta già 2.900 titolari d’azienda.

Sono stanca di veder bistrattare l’estetica“, afferma Brunella. “Mi sto battendo per le estetiste, per le riaperture in fascia rossa. Le chiusure alimentano esageratamente il lavoro a nero, e così si diffondono i contagi. Ho ricevuto tantissime proposte di proteste organizzate da estetiste dichiarate che prevedevano l’apertura a nero, i non pagamenti con POS, ma io ho sempre insistito per non uscire mai dalle regole.

Il problema è grosso: noi vogliamo anche stare buoni, ma se chiudono noi, devono restare chiusi tutti. Tanti negozi hanno messo vestiti e scarpe per bambini, i ristoratori lavorano con l’asporto e il delivery, le lavanderie sono aperte e le profumerie anche: qui fanno le prove per i cosmetici.

Tante clienti mi dicono che profumerie e farmacie stanno proponendo loro dei trattamenti al viso. Tante infatti hanno la cabina estetica e approfittano del fatto che siamo chiusi. È un’assurdità: l’autorizzato è chiuso e l’abusivo lavora. Le tasse le dobbiamo pagare, ma senza avere nulla a livello di ristori”.

Tuttavia c’è anche un altro motivo per cui Brunella Sasso ha aperto la sua associazione, un motivo che va ben oltre le chiusure temporanee e ha a che fare con la riqualificazione dell’intero settore. “Noi estetisti siamo ancora legati alla legge n.1 del 4 gennaio del 1990: sono 31 anni che non cambia. In pratica, siamo vincolati all’uso di apparecchi di 31 anni fa, ma quello che offre oggi il mercato è tutt’altro.

Anche in questo caso cosa dobbiamo fare? Rispettare la legge e non lavorare, o adeguarci? L’estetica è ancora per legge una figura professionale appartenente all’artigianato: inizialmente si limitava a massaggi manuali, manicure, pedicure, e all’uso di qualche piccolo attrezzo e prodotto cosmetico. Oggi si fa l’impossibile. Ci sono corsi nelle stesse scuole autorizzate dalla Regione che fanno massaggi di tutti i tipi“.

Vi è anche un altro aspetto per il quale gli estetisti devono ancora battersi: la legge prevede che per esercitare questa professione siano necessari tre anni di scuola superiore di estetica, e da poco è stato aggiunto un quarto anno. Ciò significa che un giovane, pur completando i quattro anni, non ha un diploma, e per avere un’istruzione completa deve lasciare la sua professione.

Un’altra cosa: per quale motivo questi ragazzi per diventare estetisti devono pagare l’ira di Dio?”, denuncia ancora Brunella. “La formazione scolastica professionale dovrebbe essere una cosa garantita. Lo studio è un diritto. Invece i posti nei corsi di estetica sono limitati, e il resto delle persone deve pagare“.

Continuano infatti a esistere i corsi di estetica triennali, autorizzati dalla regione ma autofinanziati. In più, ci sono istituti che danno la possibilità di frequentare solo il quarto anno, ovviamente a pagamento. E basti pensare che un anno di estetica arriva a costare intorno ai 3.500 euro.

Ho scritto un’infinità di lettere al Governo, invano“, conclude Brunella Sasso. “Una sola volta ho ricevuto una mail dal Senato, dove si diceva che la mia lettera era stata assegnata alla decima commissione permanente del Senato della Repubblica. Evidentemente è stata accettata e discussa, ma io non ho mai ricevuto risposta“.

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