La protesta degli artigiani di San Gregorio Armeno: “Aiuti o al posto nostro ci saranno i fast food”

Una delegazione dei presepai di San Gregorio Armeno è stata ricevuta stamattina negli uffici della Regione Campania dagli assessori alle attività produttive, Antonio Marchiello, e al turismo, Felice Casucci. Dagli artigiani è arrivata la richiesta di un finanziamento a fondo perduto e a tasso agevolato per consentire alle attività di non chiudere. “In Regione parlano di un bando aperto a tutte le attività artigiane fino ad un milione di euro di finanziamenti a fondo perduto messi a disposizione, che si aggira come media intorno ai 10mila euro per ogni attività. Noi comunque non ci fermiamo, nei prossimi giorni faremo altre iniziative” – dichiara Gabriele Casillo, presidente dell’associazione ‘Botteghe di San Gregorio Armeno‘.

Nei giorni scorsi gli artigiani avevano denunciato il rischio di chiusura definitiva di molte delle attività storiche di San Gregorio Armeno, sostituite da catene di fast food che stanno iniziando a fiutare l’affare per la collocazione favorevole nel cuore del centro storico di Napoli. “Ci stanno avvicinando agenzie immobiliari che chiedono di acquistare gli immobili approfittando del periodo di crisi, a prezzi scontati” – racconta Luciano Capuano, titolare della storica bottega ‘f.lli Capuano’ – “Le istituzioni non devono permettere tutto ciò, per questo chiediamo che con dei finanziamenti a fondo perduto ci possano traghettare almeno fino al prossimo dicembre, perché siamo arrivati ormai al limite, da un anno siamo senza turisti e affluenza di persone, anche quando siamo aperti non riusciamo ad incassare più di 20 euro al giorno. Io ho subito perdite di 50mila euro di fatturato e per l’ultimo decreto sostegni non riesco a percepire più di duemila euro, si tratta di una somma ridicola con cui non ci pago neanche le utenze”.

Con le restrizioni anticovid e i flussi turistici interrotti, lo storico comparto artigianale dei presepi napoletani sta conoscendo la crisi più pesante di sempre, con perdite che si aggirano tra il 60 e il 90 per cento dell’epoca pre-Covid. E il ritorno ad una vita quantomeno ordinaria sembra ancora lontano.

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