La Crisi di San Gregorio Armeno, gli artigiani: “Nessun sostegno per noi, siamo abbandonati”

San Gregorio Armeno artigiani

Le serrande abbassate e il silenzio che domina lungo quella che era una delle strade più affollate di Napoli, via San Gregorio Armeno, rendono bene l’idea del baratro in cui sta scivolando il commercio nella nostra città, in una pandemia che sembra non avere fine. E proprio il mondo degli artigiani del presepe, solitamente molto attivo anche durante il periodo di Pasqua, è senza dubbio uno dei più colpiti. Dopo quello drammatico del 2020, si prospetta l’ennesimo periodo pasquale in cui non sarà possibile ammirare le classiche statuine e le cascate d’acqua dei presepi, simbolo della tradizione napoletana in tutto il mondo.

Viviamo un periodo di crisi come tutte le altre attività commerciali, dai bar ai ristoranti” – dichiara Massimo, titolare della ‘Bottega di don Peppe’ – “All’inizio siamo riusciti ad avere qualche sostegno, poi però più nulla, anche le tasse non sono state sospese. Sui ristori risultiamo penalizzati: non avendo un codice Ateco siamo stati equiparati alle ceramiche”.

L’Ateco è un codice numerico che consente di identificare la tipologia di attività imprenditoriale, ed è stato il punto di riferimento su cui calibrare gli aiuti erogati dal governo. Proprio l’assenza di un codice Ateco specifico per i mastri presepai è alla base di molte delle loro difficoltà economiche. “E’ il motivo per cui noi abbiamo avuto così pochi ristori” – spiega infatti Gabriele Casillo, presidente dell’associazione ‘Botteghe di San Gregorio Armeno’. “In pratica siamo stati equiparati ai piastrellisti, che nel corso del lockdown hanno potuto lavorare, e quindi non hanno percepito quasi nulla. Ora però dicono che l’attuale governo non baderà più ai codici Ateco per erogare i ristori, speriamo sia così”.

Qualche mese fa l’assessore Alessandra Clemente ha diffuso un video su Facebook per rilanciare l’arte presepiale attraverso le vendite online. Sforzi che però non sono di certo sufficienti a colmare l’enorme vuoto provocato dalla pandemia. “La nostra è un’arte particolare, le vendite online possono supplire solo in parte” – precisa Casillo –  “I clienti devono poter vedere da vicino come lavoriamo, altrimenti non possono assistere alla creazione del presepe. Comunque siamo consapevoli delle difficoltà e del fatto che l’unica speranza rimane il piano vaccinale”.

Anche Marco Ferrigno, uno dei mastri presepai più noti, fa i conti con la più grave crisi dal dopoguerra ad oggi: “Neanche noi abbiamo avuto nulla, perché non facciamo parte di alcun codice Ateco per i ristori. Inoltre i miei dipendenti non ancora hanno ricevuto la cassa integrazione dei mesi precedenti. Stiamo producendo in attesa di un periodo migliore, speriamo che almeno per il prossimo Natale le cose vadano meglio. Leggevo che forse domani discuteranno di altri ristori. Io so solo che se qualcosa non arriverà, faremo come gli operatori del teatro: loro hanno protestato mettendo i bauli per strada, noi metteremo i presepi”.

San Gregorio Armeno vuota per la zona rossa

E i dati certificano il profondo rosso: le perdite di fatturato subite si aggirano tra il 60 e il 90 per cento rispetto all’epoca pre-Covid. Per dare una risposta alla crisi, gli artigiani hanno organizzato un tour nella provincia di Napoli per sponsorizzare le proprie opere: prima tappa venerdì e sabato mattina al mercato Campagna Amica al Parco San Paolo di Fuorigrotta, insieme alla Coldiretti. In attesa di tempi migliori per tutti, gli artigiani di San Gregorio Armeno provano ad andare avanti.

Pubblicato da Mercato Coperto Campagna Amica Fuorigrotta su Mercoledì 17 marzo 2021

 

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