Ue, il contratto con AstraZeneca potrebbe non essere rinnovato: “Consegnate solo il 30% delle dosi”

BretonA fine giugno scadrà il contratto stipulato dall’Unione europea con AstraZeneca per la fornitura di vaccini anti-Covid, che però potrebbe non essere rinnovato. Non tanto per i rari casi di trombosi conseguenti alla somministrazione del vaccino verificatisi nelle ultime settimane, che ha portato poi a raccomandare il vaccino solo agli over 60, ma a causa di diversi ritardi e tagli nelle consegne, che di conseguenza, hanno determinato importanti ritardi e rallentamenti nelle campagne vaccinali di tutta Europa.

Di fatto, dunque, l’azienda anglo-svedese non avrebbe rispettato gli impegni previsti nel contratto. Il Commissario europeo per il Mercato interno Thierry Breton, ieri sera è intervenuto in merito alla questione durante la trasmissione “Che Tempo Che Fa”, condotta da Fabio Fazio in onda su Rai 3.

“Abbiamo sottoscritto un contratto importante con gli inglesi e con AstraZeneca. Avrebbero dovuto consegnare nel primo trimestre 100 milioni di dosi, poi 180 milioni nel secondo trimestre, invece ci hanno dato solo il 30%. Bisogna vedere che cosa succederà dal punto di vista contrattuale, non si è ancora deciso nulla, ma ci sarà attenzione per quello che è successo fino a questo momento”, dichiara Breton.

Un mancato rinnovo dei contratti con AstraZeneca, potrebbe avere un impatto importante sulla campagna vaccinale e sulle tempistiche entro cui si conta di immunizzare la popolazione, ma Breton ma questo punto di vista vuole rassicurare il popolo italiano:

“Vi do una notizia: nei prossimi tre mesi in Italia arriveranno 54 milioni di dosi, ben 6 milioni in più di quelle previste. Non sono solo Pfizer, ma di tutto il portfolio. Bisogna tenere conto che c’è una accelerazione, più di tre volte di quello ricevuto nel primo trimestre. È importante che tutti si facciano vaccinare perché solo così si arresterà l’epidemia.

L’obiettivo della commissione – aggiunge Breton – per quanto riguarda la fornitura dei vaccini, è avere sufficienti vaccini al 15 luglio in modo tale che più del 70% della popolazione possa aver ricevuto anche la seconda dose. Raggiunta questa soglia potremmo creare il passaporto vaccinale”.

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